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Yayoi Kusama torna alla Tate per i suoi 20 anni

Questo articolo è stato aggiornato il

Tate Modern, galleria d’arte moderna e contemporanea di Londra, torna ad accogliere, per celebrare i suoi vent’anni di vita, l’artista più iconica ed eclettica di tutto il panorama contemporaneo: Yayoi Kusama.

Come forse sapete, è contraddistinto con “Tate” il complesso museale formato da quattro unità (due a Londra, Tate Gallery e Tate Modern) uno a Liverpool e uno in Cornovaglia.

Il Tate Modern viene inaugurato nel 2000, precisamente l’ 11 maggio, e così l’artista giapponese più amata al mondo torna nel Regno Unito.

La retrospettiva, che si chiama “Infinity mirrored rooms“, aprirà al pubblico proprio in quella data, e sarà possibile visitarla fino al 9 maggio 2021.

Protagoniste assolute, come opere d’arte immersive, le famose “stanze” di Yayoi, il luogo che è stato definito il più “instagrammato” del mondo.

Saranno due le stanze in mostra alla Tate: Infinity Mirrored Room – Filled with the Brilliance of Life, 2012 e Chandelier of Grief, 2016.

Infinity Mirrored Room – Filled with the Brilliance of Life

La prima stanza che la Tate Modern annuncia orgogliosa di riproporre è la stessa del 2012.

È stata allestita a Sofia, Madrid, a Parigi al Centre Pompidou, al Whitney Museum of American Art a New York.

Si tratta di una stanza con una passerella di specchi, posta sopra dell’acqua.

Appesi al soffitto ci sono migliaia di luci LED che alternano vari colori.

Oscurando la stanza, si ha l’impressione che le luci si moltiplichino all’infinito, ed è straordinario l’effetto immersivo che questa opera d’arte crea intorno a te.

Abilità concettuale, arte, utilizzo della luce, degli specchi e della progettazione come materia prima.

Sono tante le sfaccettature che solleticano il mio interesse, ma, sono sicura, anche quello di molti di voi!

L’opera è stata riprodotta in tre pezzi, e quello della Tate è il numero uno.

infinity mirrored room yayou kusama
Installation view of Infinity Mirrored Room – Filled with the Brilliance of Life 2011/2017 at Tate Modern © Yayoi Kusama Photo courtesy of Tate Photography

Chandelier of Grief, 2016

La seconda, Chandelier of Grief, è una struttura esagonale bianca, alta quasi quattro metri.

Si accede tramite una porta a soffietto, e una volta chiusa si ammira sopra di sé un lampadario con pendenti in stile barocco che è l’unica fonte di luce.

I suoi brillii vengono ripetuti dagli specchi all’infinito.

Il lampadario è poi legato ad un meccanismo rotante che crea un effetto altamente disorientante.

Questa è la stanza che più lavora sulla percezione della realtà e che consacra Yayoi artista contemporanea matura e definita grazie al linguaggio inedito delle “infinity rooms“.

Esse indagano sull’amplificazione del proprio sé verso una dimensione nuova legata, all’intelletto e alla metafora dell’universo.

chandelier of grief Yayoi Kusama
Yayoi Kusama, Chandelier of Grief, 2016, Courtesy Ota Fine Arts and Victoria Miro © YAYOI KUSAMA© Yayoi Kusama Photo courtesy of Tate Photography

Credo proprio che a maggio, o magari durante l’estate, farò un bel viaggetto a Londra.

Le stanze di Yayoi sono un’esperienza che va assolutamente vissuta.

Inoltre conosco bene la sua storia, e so quanto ha faticato ad affermarsi come artista “donna” in un mondo dove l’arte era vista solo prerogativa maschile.

La sua storia e le sue opere vanno conosciute, e le sue stanze vanno assolutamente “vissute”.

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Lara Badioli
Appassionata di arte (con laurea annessa), espressione e design. Mamma di due bambini, innamorata di tutto ciò che è bianco, gatto compreso. Scrivere per me è una necessità: si sa quando comincio, ma mai quando finisco.


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