Dal prossimo 26 settembre torna a Lodi il Festival della Fotografia Etica, che quest’anno raggiunge la sua diciassettesima edizione.
Al centro della manifestazione si conferma il World Report Award – Documenting Humanity, arrivato alla sua sedicesima edizione e ormai riconosciuto come il vero cuore pulsante del festival.
Il premio rappresenta l’unico riconoscimento in Italia specificamente dedicato al fotogiornalismo e porta all’attenzione del pubblico le grandi questioni umane e sociali del nostro tempo attraverso lo sguardo di alcuni tra i più importanti reporter internazionali.
I vincitori dell’edizione 2026 offrono una panoramica di grande impatto visivo ed emotivo sulle crisi umanitarie, le ferite storiche e le trasformazioni ambientali che stanno segnando il pianeta.

Festival della Fotografia Etica 2026: i vincitori del World Report Award
Nella categoria MASTER, la fotografa Carol Guzy si aggiudica il premio con “ICE – Broken Families”, un progetto che documenta le deportazioni di massa avviate dall’amministrazione Trump tra giugno e dicembre 2025.
Attraverso il suo lavoro, la fotografa racconta il trauma vissuto dai minori e dalle famiglie coinvolte, portando l’attenzione sulle conseguenze umane di una delle questioni più delicate del presente.
Per la sezione SPOTLIGHT, il riconoscimento va invece a Chinky Shukla con “When Buddha Stopped Smiling”.
Il progetto restituisce voce e memoria alle comunità desertiche del Rajasthan, che ancora oggi affrontano le conseguenze umane e ambientali dei test nucleari indiani del 1974 e del 1998.
Una storia di memoria e resilienza silenziosa, attraverso la quale la fotografia diventa uno strumento per riportare alla luce ferite che continuano a segnare il territorio e le comunità che lo abitano.

La fotografia racconta i conflitti e le ferite della storia
Il racconto dei conflitti contemporanei prosegue con Abdulmonam Eassa, vincitore della categoria SHORT STORY con “Sudan War, a Nation Trapped”.
Il progetto documenta la devastante guerra civile esplosa nel 2023 e racconta una popolazione intrappolata in una spirale di violenza inaudita.
Nella sezione STUDENT, il vincitore è Mashruk Ahmed con “Broken Promises: July of Memory”, un lavoro dedicato alle conseguenze dell’insurrezione studentesca del luglio 2024 in Bangladesh.
Il progetto si concentra sulla lotta per la giustizia portata avanti dai sopravvissuti e dalle famiglie delle vittime.
La categoria SINGLE SHOT è stata invece vinta da Gianluca Panella con “Boy with kippah”, un’immagine che racconta l’atmosfera carica di attesa legata alla liberazione degli ostaggi ancora detenuti a Gaza, in seguito agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.

World Report Award e The Alexia: due nuovi sguardi sul territorio
Il palmarès si arricchisce anche delle sezioni realizzate in collaborazione con The Alexia, partnership siglata quest’anno tra il Festival e la S.I. Newhouse School of Public Communications di Syracuse.
Per la sezione SPOTLIGHT, Carlos Folgoso Sueiro presenta “Alén do Lago (Beyond The Lake)”, un progetto che intreccia la storia personale del fotografo con il declino della Galizia, sua terra natale.
Incendi, siccità, abbandono e collasso ambientale diventano gli elementi di una vera e propria epopea contemporanea, in cui la vicenda individuale si sovrappone alla trasformazione di un intero territorio.
Nella categoria STUDENT, invece, Jubair Ahmed Arnob esplora con un linguaggio visivo surreale l’impatto dell’inarrestabile urbanizzazione di Dhaka, in Bangladesh.
Il suo progetto “The Place Where I Used to Play…” racconta la perdita della memoria e del senso di appartenenza delle comunità più fragili.
Un lavoro che mostra come la trasformazione fisica delle città possa modificare anche il rapporto tra le persone e i luoghi che hanno costruito la loro identità.

La fotografia come strumento di denuncia per le ONG
Un pilastro fondamentale della diciassettesima edizione è rappresentato dall’Open Call Nonprofit World 2026, sezione speciale dedicata alle organizzazioni non governative.
Il progetto mette in luce il potere della fotografia come strumento di supporto e denuncia per le ONG globali e porta a Lodi sei progetti documentari.
Tra questi c’è “Out for Blood” di Ginevra Bonina, realizzato per Pinkishe Foundation, che documenta la povertà mestruale in India come violazione dei diritti umani e stigma sociale tra le comunità indù, musulmane e adivasi.
La collaborazione con l’UNHCR porta invece in mostra “Nothing But Courage” di Antoine Tardy, un reportage dedicato al riscatto sociale e all’accesso all’istruzione superiore per i rifugiati in contesti complessi.
L’inclusione è al centro di “Like a Fairy Tale” di Stefania Carraturo, realizzato per Abracadown ODV, che racconta il dietro le quinte di un musical interpretato da giovani con la sindrome di Down e pensato per scardinare i pregiudizi attraverso l’arte.

Dal sottosuolo dell’Ucraina al Mediterraneo
Il percorso prosegue con “Classroom Below Ground” di Antti Yrjönen, realizzato per Finn Church Aid, che testimonia la tenacia della scuola in Ucraina, costretta a trasferirsi nei rifugi antiaerei.
Il rapporto tra comunità e tutela del territorio è invece al centro di “The Second First Flight” di Andrea Zanenga, realizzato per SPEA e dedicato alla mobilitazione degli abitanti dell’isola di Corvo, nelle Azzorre, impegnati a salvare i giovani uccelli disorientati dall’inquinamento luminoso.
Infine, lo sguardo si sposta sulle emergenze del Mediterraneo con “ACQUAINTANCE – Search and Rescue in the Mediterranean Sea” di Max Cavallari, realizzato per SOS Humanity.
Il reportage racconta le delicate operazioni di salvataggio in mare aperto e il loro profondo impatto emotivo, chiudendo un percorso espositivo che attraversa guerre, crisi ambientali, migrazioni, diritti e fragilità sociali.