Riccione rinnova la collaborazione con la Biennale di Mosaico Contemporaneo di Ravenna con “Turbolenta”.

Il nuovo progetto espositivo pensato per Villa Franeschi, di cui parliamo oggi, punta i riflettori sull’artista visiva Silvia Naddeo.

Vediamo allora che l’autrice utilizza l’antico linguaggio musivo in chiave contemporanea e in dialogo con i diversi media espressivi.

Silvia Naddeo riflette sul nostro rapporto con il cibo grazie al mosaico
Silvia Naddeo riflette sul nostro rapporto con il cibo grazie al mosaico

La storica Villa Franceschi è un prezioso spazio pubblico e piccolo gioiello in stile liberty.

Conserva al suo interno un’importante raccolta di opere d’arte moderna e contemporanea, mentre al piano terra troviamo l’esposizione temporanea.

In occasione della Biennale di Mosaico Contemporaneo 2023 infatti possiamo visitare “Turbolenta”, la mostra multisensoriale di Silvia Naddeo.

Il percorso racchiude una serie di opere, in parte inedite, di recente produzione.

Tutte indagano a loro modo l’approccio della società verso il cibo e l’alimentazione.

Lo fanno attraverso un linguaggio ibrido che parte dal mosaico e incontra installazioni, sculture e nuovi media.

La mostra si presenta infatti come un itinerario sensoriale alla scoperta dei molteplici significati culturali e simbolici che il cibo assume nel nostro contesto sociale.

Emerge sicuramente il binomio tra cibo “sano” – “antico”, ecologicamente prodotto, intriso di memoria – e cibo odierno – frutto di una realtà checonfeziona e standardizza attarverso macchinari industriali.

Il viaggio proposto allo spettatore è interattivo: si viene accompagnat* da sonorizzazioni e video.

Ogni elemento permette di ampliare la modalità di fruizione dell’opera d’arte.

Tra le opere che spostano il visitatore da semplice osservazione a ricreazione, c’è per esempio il progetto musivo multimediale “MyPanino”.

Passato, presente e futuro del cibo s'incontrano a Villa Franceschi
Passato, presente e futuro del cibo s’incontrano a Villa Franceschi

“Turbolenta” vuole far vedere, ascoltare, interagire, prendere coscienza.

Ci troviamo sicuramente di fronte ad un periodo storico senza precedenti.

Con “Turbolenta”, Silvia Naddeo ci ricorda che non esiste futuro senza sostenibilità.

Ecco quindi che le nostre azioni, in mostra così come nella quotidianità, devono far arrivare un messaggio.

L’esposizione curata da Sara Andruccioli e Paolo Trioschi è pensata non solo per captare dei segnali, ma anche per stimolare a fare il proprio per esaudirli.

Ogni sala espositiva è un’immersione nelle tematiche care all’artista.

Daniele Torcellini, curatore della Biennale di Mosaico Contemporaneo 2023, ricorda come il cibo sia – da sempre – oggetto di rappresentazione nell’arte e nella cultura visiva.

È nutrimento indispensabile alla sopravvivenza e valore simbolico che travalica tempi, geografie e culture.

Il rapporto arte-cibo è antico, ma nel 1900 chiama artisti a produrre opere di rilievo.

Nel 1930 viene pubblicato il Manifesto della Cucina Futurista, scritto da Filippo Tommaso Marinetti.

Dal 1960 Daniel Spoerri incolla i resti di pasti reali alle pareti per trasformarli in opera d’arte.

Poi subentrano artisti come Rirkrit Tiravanija, che realizza performance partecipate in cui il cibo che cucina e offre al pubblico è mezzo per crearemicro-comunità.

Silvia Naddeo ci ricorda che è necessario un cambiamento, pur non dimenticando le nostre origini
Silvia Naddeo ci ricorda che è necessario un cambiamento, pur non dimenticando le nostre origini

Quali sono stati e quali sono gli orizzonti della cucina?

“Turbolenta” mette in continuo parallelismo “quello che è stato”, “quello che è” e “quello che – probabilmente – sarà”.

Si apre e si chiude con opere strettamente collegate alla tradizione culinaria del territorio romagnolo, ma si sviluppa attraverso tematiche caratteristiche della nostra contemporaneità.

Volendo riassumere il tutto, “Turbolenta” evidenza tendenze comportamentali legate al cibo.

Parla del nostro rapporto malato con cibo, fatto di stremi eccessi ed estreme privazioni.

E poi il cibo è feticcio: emergono nuove categorie legate a food-porn, junk-food, mukbang, voyeurismo

gastronomico, eating sounds ASMR.

“Il cibo è da fotografare e postare ossessivamente”, è “spazzatura”, può essere “iper-salutista o esclusivista”.

Sara Andruccioli ci ricorda anche un’importante parallelismo fatto dall’artista Silvia Naddeo.

«Un mosaicista, come del resto un cuoco, sceglie accuratamente le materie prime che utilizzerà per creare ed esaltare la propria opera. Il taglio delletessere non si discosta poi tanto dalla preparazione dei singoli alimenti, come poi l’interazione che avviene tra di essi, l’attesa del risultato che sicompone lentamente (e che a volte può richiedere l’aggiunta di un po’ più di condimento), fino al risultato finale che sfocia in un’esperienza dicondivisione e nutrimento per i sensi».

Il percorso si chiude con una esaltazione della memoria, collettiva e individuale
Il percorso si chiude con una esaltazione della memoria, collettiva e individuale

“Turbolenta” vi aspetta a Riccione fino al 14 gennaio 2024.

I curatori Paolo Trioschi e Sara Andruccioli hanno pensato a cinque macro-aree, ognuna posta in una stanza differente:

  • Maestro
  • Sano
  • Foodporn
  • Futuro
  • Memoria

Bellissimo vedere come il cibo venga riletto in tutte le sue sfumature.

Si parte dal Maestro Pellegrino Artusi di Forlimpopoli.

Si prosegue poi con una riproduzione di una classica cucina, compresa di tavolo e frigorifero.

Si passa poi al rapporto tra cibo e social media.

Si ragiona poi sull’impatto ambientale e sulle devastanti influenze dell’uomo sull’ambiente.

Infine, si ricordano usi e costumi antichi, ma soprattutto preziosi.

In tutto questo processo, che qui vi abbiamo riassunto, lo spettatore è chiamato ad intervenire, riflettere e produrre, partecipando attivamente al processo creativo.

“Turbolenta” vi aspetta a Riccione, non perdetevi questa piccola ma grande mostra, che parla a tutti noi!