A Villa Mussolini di Riccione vi aspetta una nuova retrospettiva di Robert Capa.

La retrospettiva di Robert Capa si apre con un suo ritratto realizzato da Ruth Orkin
La retrospettiva di Robert Capa si apre con un suo ritratto realizzato da Ruth Orkin

Robert Capa. Retrospettiva è dedicata al più grande fotoreporter del XX secolo.

La retrospettiva presenta oltre 100 fotografie in bianco e nero, scattate tra il 1936 e il 1954, anno della morte.

Capa – fondatore di Magnum Photos nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David Seymour e William Vandivert – elimina le barriere tra fotografo e soggetto.

Le sue opere raccontano la sofferenza, la miseria, il caos e la crudeltà della guerra.

I suoi scatti sono iconici, anche e soprattutto perché ritraggono cinque grandi conflitti mondiali del XX secolo, di cui Capa è stato testimone oculare.

È anche vero che gli scatti di Robert Capa sono molto attuali oggi, messi soprattutto in relazione con i più recenti e drammatici avvenimenti internazionali.

Non solo grandi conflitti però: la mostra comprende, in chiusura, una sezione dedicata ai suoi amici.

In quest’ultima selezione, di cui parleremo alla fine, emerge tutta la vitalità di Capa, la sua capacità di trasmettere e condividere un senso di euforia interiore.

Robert Capa ha raccontato tutte le grandi storie del XX secolo
Robert Capa ha raccontato tutte le grandi storie del XX secolo

La rassegna è articolata in 13 sezioni.

Si apre con un omaggio a “Gerda Taro“, con cui Robert Capa ebbe una relazione molto intensa.

Lui è un ebreo ungherese con l’ambizione di diventare uno scrittore e si avvicina al mondo della fotografia diventando impiegato di uno studio fotografico a Berlino.

Nel 1933 lascia la Germania, a causa dell’avvento del nazismo, per la Francia.

Nel frattempo, Gerda – figlia di ebrei polacchi, giovane brillante e intraprendente, ribelle, e antifascista – s’iscrive al partito comunista tedesco.

Viene arrestata, rilasciata e, grazie al passaporto polacco, lascia la Germania e va a Parigi.

È qui che Endre Friedman – nome di battesimo di Robert Capa – e Gerda Pohoryle s’incontrano nel 1934: comincia così una delle storie più romantiche del mondo della fotografia.

È la stessa Gerda, dotata di uno spiccato senso imprenditoriale e comunicativo, a far cambiare nome e identità a Endre.

Gerda è a tutti gli effetti la manager dell’“appena nato” Robert Capa.

La loro intensa relazione si consuma in pochi mesi, perché il 26 luglio 1937 Gerda muore, a soli 27 anni, sotto i cingoli di un carro armato.

Robert Capa. Retrospettiva parla di grandi conflitti attraverso volti di donne e uomini
Robert Capa. Retrospettiva parla di grandi conflitti attraverso volti di donne e uomini

Dopo una prima sezione biografica, si passa al racconto fotografico.

Si parte con DANIMARCA – 1932.

Lavora come assistente alla camera oscura presso la famosa agenzia berlinese Dephot.

Cattura con la sua Leica, di nascosto, alcune celebri immagini del rivoluzionario russo in esilio Leon Trotsky.

C’è poi la sezione FRANCIA – 1936-1939, dove Capa non ottiene subito il successo sperato come fotogiornalista.

Ma è anche qui che incontra Gerda Taro, documenta le manifestazioni politiche del periodo, comincia a pubblicare grazie alla stampa francese di sinistra.

Tra il 1936 e il 1939 si trova in SPAGNA.

Conosce il movimento di matrice fascista guidato dal Generale Francisco Franco e la guerra civile.

Dopo la morte di Gerda Taro, Capa trascorre 6 mesi in CINA, dilaniata da violenza e sofferenza.

È il 1938.

Tra il 1941 e il 1944 attraversa GRAN BRETAGNA E NORD AFRICA e ITALIA.

Dal periodo nella nostra Penisola, ne emergono scatti ancora oggi ricordati tra i più importanti.

Ricordiamo il funerale di venti ragazzi, raccontati attraverso i volti delle madri in lacrime, e il pastore siciliano che indica la via al soldato americano.

Il centinaio di fotografie esposte ci fanno fare un tuffo nella storia
Il centinaio di fotografie esposte ci fanno fare un tuffo nella storia

Il viaggio di Robert Capa. Retrospettiva è veramente denso!

C’è poi una serie dedicata alla FRANCIA, risalente al 1944; una dedicata al periodo in GERMANIA del 1945.

Tra il 1947 e il 1949 visita UNIONE SOVIETICA – UCRAINA.

È a Tel Aviv, ISRAELE, per la dichiarazione ufficiale della fondazione dello Stato di Israele il 14 maggio 1948.

Vi rimane fino al 1950.

Infine, racconta il conflitto tra comunisti e i nazionalisti vietnamiti in INDOCINA, conflitto che raggiunge il suo culmine nel 1954.

È qui che si conclude la storia del grandissimo fotoreporter.

II 25 maggio Capa accompagna una missione francese che deve evacuare e demolire due fortini tra Nam Dinh e Thai Binh.

Durante la fermata del convoglio, Capa entra con un distaccamento di soldati in un campo che costeggiava una strada.

Posa un piede su una mina antiuomo e resta ucciso.

Da Ernest Hemingway a Pablo Picasso: Robert Capa divenne amico di grandissimi personaggi.
Da Ernest Hemingway a Pablo Picasso: Robert Capa divenne amico di grandissimi personaggi.

La Retrospettiva di Robert Capa si chiude con una sezione dedicata agli AMICI.

Riprendendo le parole dell’attrice Geraldine Fitzgerald: “Capa era esternamente amichevole. Trasmetteva un senso di euforia interiore. Avevi la sensazione che volesse condividere quell’euforia”.

Aveva una stupefacente cerchia di amici, molti dei quali erano fotografi e giornalisti itineranti come lui.

Sembrava avere conoscenze dappertutto; ovunque arrivasse gli bastava fare qualche telefonata e in men che non si dica veniva organizzata una festa o una partita a poker.

Anche questa ultima serie di scatti è veramente imperdibile, perché ci racconta del personaggio che si cela dietro al grande fotogiornalista.

 

Non perdetevi la mostra Robert Capa. Retrospettiva aperta fino al 1 aprile 2024!

Non perdetevi tantissimi scatti iconici!
Non perdetevi tantissimi scatti iconici!