Fino al prossimo 3 marzo, il museo MAN di Nuoro permettere di proiettarsi nel futuro.

Apre la stagione invernale con due progetti originali, inaugurati lo scorso 24 novembre 2023, che mettono a confronto passato e presente.

Dal progetto IL RESTO DELL’ALBA esposto al MAN di Nuoro
Dal progetto IL RESTO DELL’ALBA esposto al MAN di Nuoro

Ma cosa significa proiettarsi nel futuro?

Significa innanzitutto prendere nuova consapevolezza del nostro passato e del nostro presente.

Significa farli dialogare, e il MAN di Nuoro lo fa presentando un progetto inedito dedicato a un dialogo ideale fra passato e presente, fra classico e contemporaneo.

Ha presentato una mostra su Alberto Giacometti e l’arcaico come su Picasso e il mito: la filosofia espositiva continua a proporre riflessioni sull’eterno ritorno di temi universali nell’arte di tutti i tempi.

Ecco quindi che si crea un doppio dialogo.

Nella mostra GIOTTO | FONTANA. Lo spazio d’oro – Dialogo fra due capolavori si collegano la ricerca spaziale di Lucio Fontana con il valore dello spazio nelle composizione di Giotto.

A questo si aggiunge poi il percorso de IL RESTO DELL’ALBA. Pininfarina Architecture e Patrick Tuttofuoco, che unisce il design alla ricerca di un artista contemporaneo.

In entrambi i casi, il museo ha pensato di mettere in dialogo due realtà apparentemente distanti, per permettere allo spettatore di creare nuove associazioni.

H2 – “Lo spazio d’oro” è tensione verso il trascendente che accomuna antichi e moderni.

Nelle opere di Giotto, la presenza del colore oro è fortemente simbolica, nella sua reificazione dell’infinito e dell’altrove.

Prima ancora però viene dato un valore nuovo allo spazio, lo spazio delle composizioni, lo spazio all’interno dell’opera d’arte.

A proposito di spazio, Lucio Fontana scrive nel suo «Manifiesto Blanco» del 1946: “Le condizioni fondamentali nell’arte moderna sono chiaramente evidenti nel XIII secolo, in cui inizia la rappresentazione dello spazio”.

Quello che ritorna, è sempre un fascino, una tensione verso il trascendente, che accomuna antichi e moderni.

Anche e e soprattutto nella ricerca spaziale effettuata dal contemporaneo Lucio Fontana, lo spazio nuovo e illusorio di Giotto si trasforma in uno spazio realmente tridimensionale.

La luce che lo attraversa rende palpabile il principio della soglia, dell’affaccio, del luogo di confine fra visibile e invisibile.

L’antico concetto di iconostasi viene riletto da Fontana nella sintesi radicale del suo gesto.

La luce irrompe dunque in uno spazio mentale rendendolo improvvisamente percorribile.

Proiettarsi nel futuro non è mai stato così semplice come per Giotto e Fontana
Proiettarsi nel futuro non è mai stato così semplice come per Giotto e Fontana

La luce è filo conduttore anche ne “IL RESTO DELL’ALBA”.

126 metri quadri di opera, 539 strips in alluminio naturale riciclabile, 90 metri lineari di binari, 3130 rivetti di collegamento e 40 tubi al neon cangiante: sono questi i numeri dell’installazione presentata al MAN.

Il progetto inedito, studiato appositamente per gli spazi del museo, nasce da un confronto teorico fra l’artista Patrick Tuttofuoco, la curatrice museografa Maddalena d’Alfonso e l’architetto Giovanni de Niederhäusern, vicepresidente di Pininfarina Architettura.

Di nuovo, lo spazio dell’arte è visto come luogo esperienziale, dove spazio e pubblico si integrano e si attivano a vicenda, traguardando il tempo dell’arte.

Anche in questo caso si è chiamati ad attraversare l’opera, proprio come chiesto da Giotto prima e Fontana poi.

IL RESTO DELL’ALBA è avvolgente, interpreta la nuova frontiera del virtuale dando un corpo fisico all’ipertecnologia del digitale.

È un’opera attraversabile in un viaggio allegorico, dove l’esperienza si sublima nella dimensione del simbolo.

Da una parte abbiamo la componente storica, del passato, rappresentato idealmente da una scultura nuragica.

Il suo portato mitico e assoluto è segno eterno di una presenza iconica delle nostre origini, “da dove veniamo”, il nostro retaggio arcaico.

Dall’altra parte, troviamo il “dove andiamo”, il futuro, il digitale, simbolizzati dall’immaginario incorporeo e aurorale della luce epifanica di un sole doppio.

La rilucenza profonda e vibrante accomuna tutte le opere esposte al museo
La rilucenza profonda e vibrante accomuna tutte le opere esposte al museo

Attraversare la luce dell’opera significa indicare passato e presente.

Così come ne IL RESTO DELL’ALBA, anche nella tradizione pittorica bizantina e in quella medievale occidentale, viene progressivamente a meno la volontà di rappresentare uno spazio reale e tridimensionale.

Quello che importa è la rilucenza profonda e vibrante, data dai fondi dorati di mosaici e tavole dipinte.

Già in Giotto, la composizione è sacra e racchiude un’aura di religiosità e mistero, atta a sancire il legame indissolubile tra arte e fede.
Sono in fondo gli stessi occhi con cui guardiamo al nostro futuro, tenendo ben saldi in mente presente e passato.

Il grande critico Roberto Longhi definisce “Giotto spazioso”, per il suo nuovo modo di pensare alla pittura.

In particolare, in riferimento alla cappella degli Scrovegni di Padova, Giotto è capace di creare l’illusione che i due finti vani “buchino” il muro, mirando ad intervenire direttamente nell’architettura.

Con lo stesso approccio, ci possiamo avvicinare all’installazione de IL RESTO DELL’ALBA, dove la dilatazione del momento dell’alba cristallizza uno stato di attesa, un tempo sospeso.

L’osservatore/il visitatore incarna, di fronte a quesiti fra passato e futuro, il presente.

Pronti a proiettarvi nel futuro?
Pronti a proiettarvi nel futuro?

Proiettarsi nel futuro è possibile fino a domenica 3 marzo.