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Neri Oxman al MoMA di New York racconta il design biologico

Questo articolo è stato aggiornato il

Nel cuore di New York City, in contemporanea di una retrospettiva di Donald Judd, che crea arte con la luce, fino al 25 maggio possiamo vedere sette sale con esposti i progetti di Neri Oxman: Material Ecology.

Perché ho deciso di segnalarvi questa esposizione?

Per due motivi: uno riguarda la mission della scienziata-architetto, Neri Oxman, appunto. L’altro riguarda la presa di posizione, e la voglia di approfondire l’argomento della curatrice dell’esposizione: Paola Antonelli.

L’organizzatrice della mostra è, infatti, Senior Curator of Architecture & Design del MoMA stesso.

Per Neri Oxman, il design è semplicemente “organico”

Neri Oxman racconta sette progetti in sette ampie e luminose stanze del famoso museo, che raccolgono ben vent’anni di attività.

Ciò che contraddistingue la ricerca della Oxman è sicuramente la interdisciplinarità. Riesce a essere scienziata, chimica e esperta di materiali organici e allo stesso tempo architetto.

La sua mission è lavorare a materiali edili e destinati alle costruzioni in piena simbiosi con la natura e con i tesori che ci mette a disposizione.

Le sue ricerche a tal proposito sono così avanzate che, ad aprile 2019, riesce a lanciare il progetto di un totem che utilizza un pigmento organico come la melanina.

neri oxman

La Oxman  dirige, infatti, il gruppo Mediated Matter, che fa parte del Media Lab del Massachusetts Institute of Technology, dove il campo di esplorazione sta proprio nel mezzo tra design e biologia.

L’obiettivo che si rincorre in queste sette sale è quello di studiare nuove componenti di materiali che potenzialmente si possono riprodurre in laboratorio.

L’obiettivo è la sostenibilità, il lavoro progettuale in piena simbiosi con il mondo che ci circonda e la possibilità alle nuove generazioni di attingere ad una vasta gamma di materiali messi a disposizione appunto da queste ricerche trasversali.

Una delle stanze più apprezzate è quella dedicata alla seta, il “Silk Pavillon“.

Sembra incredibile, ma una macchina ruota intorno ad una struttura in modo che dei bachi vivi, ben diciassettemila, stendino la seta in maniera uniforme.

Il risultato è descritto nelle foto.

neri oxman
Installation view of Neri Oxman: Material Ecology, The Museum of Modern Art, New York, February 22, 2020 – May 25, 2020. © 2020 The Museum of Modern Art.

neri oxman silk pavillon moma
nstallation view of Neri Oxman: Material Ecology, The Museum of Modern Art, New York, February 22, 2020 – May 25, 2020. © 2020 The Museum of Modern Art.

Paola Antonelli e il suo punto di vista sul lavoro sul design “organico”

paola antonelli
Paola Antonelli – ph. Marton Perlaki

“Neri è un architetto eccezionale, interessata a plasmare il futuro migliore per tutti, per la specie umana e non.

Sfrutta la scienza e la tecnologia e parla la loro lingua, così il suo lavoro di architetto contribuisce all’ evoluzione del settore con qualcosa di più prezioso della progettazione di edifici: propone modi rivoluzionari di costruire e nuovi materiali che verranno poi utilizzati da centinaia di colleghi.

Ciò testimonia che che costruzioni e progetti non sono sufficienti per descrivere quanto sia vasto ed emozionante il mondo dell’architettura e del design oggi”.

Ecco in sintesi il pensiero della curatrice della mostra e membro del dipartimento di architettura e design del MoMA.

Vetro, cera, alghe, batteri, bruchi da seta e melanina sono i nuovi alleati dell’edilizia. Paola Antonelli afferma spesso che questo tipo di indagine è fondamentale per i tempi che stiamo affrontando.

Gli architetti e i designer del futuro devono proporre soluzioni ben integrate con la natura e sostenibili da ogni punto di vista.

Insomma, un’indagine profondamente innovativa, per un futuro il più possibile “naturale”.

Cosa ne pensate?

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Lara Badioli
Appassionata di arte (con laurea annessa), espressione e design. Mamma di due bambini, innamorata di tutto ciò che è bianco, gatto compreso. Scrivere per me è una necessità: si sa quando comincio, ma mai quando finisco.


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