Simbolo, magia, funzione, bellezza, arte, moda, design, futuro.

In un percorso spazio-temporale fisico e metaforico il Museo del Gioiello di Vicenza celebra il gioiello italiano attraverso nove stanze tematiche che rispondono alla domanda “Che cos’é il gioiello?”.

Questa edizione dedicata al gioiello Italiano mette in scena il valore senza tempo del gioiello nella selezione del comitato scientifico che ha visto per la prima volta la partecipazione dei principali territori orafi – da Vicenza a Valenza, da Arezzo a Torre del Greco – per raccontare le migliori storie orafe italiane.

Il Museo del Gioiello di Vicenza tra tradizione e visioni future

Inaugurato a fine 2014, il Museo del Gioiello di Vicenza è il primo museo italiano interamente dedicato al gioiello.

Nato da un’idea di IegItalian Exhibition Group, organizzazione fieristica da sempre attiva nel settore grazie al ricorrente appuntamento di Vicenza Oro, all’interno del museo convivono storia, artigianalità, prospettive future e una lunghissima tradizione di eccellenza del territorio fatta di abili orafi e maestranze uniche nel panorama, nonché di qualità e dedizione, che hanno reso oggi l’Italia pioniera nel settore.

 Un luogo che affonda le sue radici in una storia che sembra – ancora oggi – quasi di poter percepire con mano nella location dove risiede: la Basilica Palladiana, patrimonio Unesco nel cuore di Vicenza dove è possibile ammirare gli spazi delle ex botteghe e l’incredibile opera architettonica di Andrea Palladio, architetto rinascimentale a cui la città deve gran parte delle sue bellezze artistiche.

Il Museo del Gioiello ospita di anno in anno un percorso tematico differente per poter raccontare ogni volta un aspetto diverso del gioiello.

L’esposizione si rinnova periodicamente affiancando all’allestimento permanente mostre temporanee.

Si è conclusa a maggio 2023, per esempio, quella intitolata “Gioielli e amuleti. La bellezza nell’antico Egitto”, curata dal Museo Egizio, che ha portato all’interno dello spazio museale oltre 80 reperti, alcuni mai esposti prima, provenienti da Deir el-Medina, il villaggio in cui vissero gli artigiani che lavorarono nelle tombe reali della Valle dei Re e delle Regine.

Alla scoperta dell’arte orafa Made in Italy

Per questa nuova edizione il focus è stato il gioiello italiano, un modo per celebrare l’arte orafa italiana e soprattutto quella del distretto orafo vicentino.

Per farlo sono state allestite nove sale tematiche, il cui allestimento è stato affidato allo studio Urquiola e alla curatela di Alba Cappellieri.

Dalla lucentezza dell’oro, dei diamanti e delle pietre colorate all’evocativa cromia del corallo e del cammeo, dalle delicate lavorazioni in filigrana alle sorprendenti miniature del micromosaico.

Il racconto del Museo del Gioiello guida il visitatore attraverso lo spazio e il tempo, tra amuleti dell’età del Ferro e monili sperimentali che strizzano l’occhio ad un gioiello 3.o.

Ad aprire la mostra è la collana di Buccellati: «simbolo di una bella storia italiana», spiegano dall’organizzazione.

La collana Foglie d’autunno è stata disegnata da Gianmaria Buccellati – seconda generazione della famiglia– e realizzata nel 1996 negli atelier milanesi di Buccellati. Composta da foglie e colori autunnali, celebra l’importanza della natura come ispirazione.

La collana è composta da tre ametiste che si alternano a quattro citrini per creare un ritmo tra il giallo e il viola.

I gruppi di foglie in oro giallo sono arricchiti da venature lucide in oro bianco e da una griffe centrale in oro rosso per le ametiste e in oro giallo per i citrini.

Ma la cura del dettaglio non si limita alla parte frontale del gioiello. Il retro, infatti, presenta una composizione di gruppi di tre foglie, ognuna alternata a morette in oro bianco.

La collana di Buccellati al Museo del Gioiello, courtesy Museo del Gioiello

 

Il gioiello come simbolo

Una delle stanze più suggestive è quella del simbolo. Nella sua concezione più primitiva, il gioiello è simbolo di potere, di religione, di regalità, di prestigio sociale.

Risvolto della medaglia, ben presto il significato dei gioielli – proprio perché simbolo di potere e prestigio – venne associato all’eredità affettiva diventando simbolo di legami tra esseri umani.

Così, in una delle prime stanze tematiche del Museo del Gioiello, si ripercorre la storia del gioiello legata alla simbologia identitaria.

Una celebrazione che coinvolge le manifatture italiane di Torre del Greco, Valenza, Vicenza e Arezzo.

Qui vi è un trionfo di gioielli con i coralli di Torre del Greco, tanto quando dei cammei all’Alta Gioielleria valenzana, dalla tradizione vicentina alla produzione aretini.

Tra le meraviglie custodite al suo interno c’è anche la celebre Corona della Madonna di Monte Berico realizzata nel 1900, assieme al pettorale votivo, una creazione unica composta di gioielli preesistenti ed ex-voto che le nobili famiglie vicentine hanno donato idealmente alla Santa patrona della città.

Simbolo di devozione per eccellenza, è realizzata con diamanti, ametiste, rubini, zaffiri, perle e pietre colorate incastonate in oro bianco.

La Corona della Madonna di Monte Berico, Courtesy: Museo del Gioiello

Il gioiello nella sua funzione magica

Poi è la volta della stanza della magia. Che poi altro non è che una naturale prosecuzione del simbolo.

«Amuleti e talismani sono i primi ornamenti della storia dell’uomo, indossati non per vanità, ma per trasferire su di sé la benevolenza divina di cui erano portatori», spiega la curatrice Alba Cappellieri.

«Sono gioielli magici, caratterizzati dalla funzione apotropaica di allontanare le influenze maligne, attirare quelle benigne e custodire proprietà terapeutiche», aggiunge.

In questa sala i gioielli esposti sono reperti unici che hanno avuto nella storia proprietà apotropaiche, propiziatorie, protettive e curative come il caso della Fibula in ambra del VII-VIII secolo a.c. o del pendente a spirale risalente all’età del rame.

Una parure di corallo nella sala del Simbolo, Courtesy: Museo del Gioiello

Il gioiello come funzione… ma di cosa?

Anche se oggi è difficile pensare a gioielli funzionali piuttosto che belli, utili piuttosto che ornamentali, durante il Paleolitico, gli uomini indossavano al collo oggetti naturali.

Tra questi, conchiglie, pietre o zanne di animali in modo da esprimere le caratteristiche che contraddistinguono le prede.

In questo senso, i gioielli acquisivano una funzione di protezione ed elevazione.

Infatti, solo in seguito alle scoperte della metallurgia, il gioiello inizia ad essere l’elemento distintivo dei membri di una comunità, rappresentato soprattutto da manufatti preziosi, non posseduti da tutti e di utilità per gli abiti e per il corpo.

Ed è dal concetto di funzionalità esasperata che in questa stanza sono esposti anche pettinini in oro, fermagli per capelli e persino anelli e bracciali che cambiano la loro funzione diventano ora degli spazzolini, ora dei portaspilli.

Il bracciale portaspilli di Fabio Cammarata, Courtesy: Museo del Gioiello

Il gioiello come simbolo di bellezza

Il gioiello è l’ornamento per eccellenza, capace di donare e infondere bellezza a chi lo indossa. La bellezza è anche quella intrinseca del gioiello, delle sue forme, della sua manifattura, delle sue gemme, dei suoi colori che ne determinano l’unicità.

Nella Sala Bellezza, dunque, si celebra la gioielleria italiana, sintesi perfetta del fascino formale e della qualità artigianale che caratterizzano il territorio italiano.

L’Italia vanta infatti una tradizione illustre nell’ambito della gioielleria di alta qualità, la cui produzione orafa si distingue per la valorizzazione della storia, intesa come trait d’union tra il passato e il futuro.

Il gioiello italiano nelle sue massime espressioni si fonda sul “bello e ben fatto”, bellezza e indossabilità.

Il girocollo di Marco Bicego esposto nella Sala della Bellezza, Courtesy: Museo del Gioiello

Il Museo del Gioiello tra espressione artistica e design

Il gioiello interseca molte discipline. Tra queste l’arte è una delle principali: i gioielli dei maestri della pittura e della scultura italiana del Novecento si uniscono a quelli degli artisti orafi.

Partendo dalla concezione di George Kubler secondo cui «possa essere esteso fino a comprendere, oltre alle tante cose belle di questo mondo, tutti i manufatti umani», se tutte le cose fatte dall’uomo hanno a che fare con la storia dell’arte, allora tutto è arte.

E lo sono anche i gioielli che, non a caso, nel tempo sono diventati anche terreno di sperimentazione artistica, manufatti comuni tanto quanto oggetti eccezionali, pezzi unici e repliche, con materie preziose e non.

Ed è così che nella Sala Arte del Museo di Vicenza, il gioiello estende il dialogo con le arti e con le diverse forme di ricerca espressiva, sui materiali e sulle forme.

Un dialogo che prosegue in modo naturale anche nella Sala del Design.

Qui viene raccontato il legame che dal dopoguerra a oggi i progettisti italiani hanno avuto con il gioiello, le loro variazioni di scala, la loro capacità di dare nuovi significati al gioiello.

La Sala del Design, Courtesy: Museo del Gioiello

Il gioiello e la moda: un rapporto non sempre scontato

Il gioiello ha sempre avuto una relazione strettissima con la moda divenendo esattamente come gli abiti, uno specchio estetico della società in grado di raccontare l’evoluzione dei costumi e il progresso tecnologico.

Gli stilisti, i bigiottieri e i progettisti italiani hanno tradotto in gioiello la stagionalità delle collezioni, i gusti e l’effimero con risultati sorprendenti che qui vengono presentati dagli anni ’50 a oggi.

Ma il gioiello e la moda non hanno condiviso però relazioni strutturate, se non a livello formale e stilistico.

Infatti, se il gioiello con la sua preziosità prevedeva un tempo di consumo eterno ed era concepito per essere tramandato di generazione in generazione, la moda si sostanziava di continuo cambiamento e di obsolescenza precoce.

I due settori erano difficilmente conciliabili.

Fatta eccezione per i bijou, di cui la stessa Coco Chanel si fece pioniera, realizzati con materiali non preziosi, e che erano quindi svincolati dalle imposizioni delle collezioni e delle stagionalità.

Tutto cambia perà con l’avvento del pret-a-porter che, espressione di una moda di lusso e pensata, fece da anello di congiunzione tra il gioiello prezioso (nel suo significato di simbolo, eredità, amuleto) e il bijou.

Il futuro del gioiello al Museo del Gioiello

«Come sarà il gioiello nel futuro? », si chiede infine Cappellieri.

Così nell’ultima sala, la Sala del Futuro, la mostra prova a rispondere a questa domanda con una selezione di gioielli provenienti da contesti differenti e che sfidano i recinti disciplinari tradizionali.

Sono gioielli che si ispirano alla biologia, alla medicina, alla modificazione corporea, alla scienza.

Un viaggio nel futuro intriso di ispirazioni, folgorazioni e suggestioni.

La Sala del Futuro, Courtesy: Museo del Gioiello