Tra tecnologia e arte, un decennio di architettura nella moda

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“La moda è come l’architettura, è solo una questione di proporzioni”

Già Gabrielle Chanel all’inizio dello scorso secolo aveva percepito l’armonioso equilibrio tra queste due discipline, accomunate da estro creativo, innovazione, estetica e sperimentazione.
Ma anche da un legame solido che pone l’uomo e la sua quotidianità al centro dell’attenzione, dando concretezza a queste forme d’arte.
Con il 2020 alle porte, ripercorriamo le tappe più emblematiche di un decennio che dal 2010 al 2019 ha visto applicare le rigide regole dell’architettura alle illimitate possibilità del fashion.
Una vera e propria contaminazione e fusione tra due mondi, dove calzature e accessori sono diventati progetti ingegneristici e i più noti archistar hanno accettato la sfida di trasformarsi in stilisti.

2010: si inizia a sperimentare con gli accessori

Con l’avvento di nuovi macchinari e strumenti tecnologici, si apre una decade interessante e rivoluzionaria per la moda in cui i creativi cominciano a sperimentare, specialmente con gli accessori.
È così che il designer di scarpe olandese Marloes ten Bhömer crea «Rapidprototypedshoe», un paio di calzature modellate a computer e stampate in 3D stratificando due diversi materiali in strutture microscopiche che si adattano perfettamente alla forma del piede.

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Tea Petrovic (2010)

Nello stesso anno Tea Petrovic, una studentessa dell’Accademia di Belle Arti di Sarajevo, presenta come progetto di laurea una collezione di dieci prototipi di scarpe interamente realizzate a mano ispirate alla leggerezza delle opere dello scultore russo Naum Gabo e all’architettura di Santiago Calatrava.

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La designer ha sfruttato lo spazio tra suola, tacco e terreno per far riflettere sull’idea che ogni scarpa sia una forma scultoreo-architettonica strutturata, in cui i tacchi sono colonne ed elementi costruttivi su cui si basa l’intero processo creativo.

2011: Continua la sperimentazione con le stampe in 3D

In collaborazione con lo studio di prototipazione Freedom of Creation di Amsterdam, la brasiliana Andreia Chaves dà vita alla linea «Invisible Shoe», composta da un modello avvolto da una corazza di specchi e da un altro in cui la tomaia in pelle nude è visibile attraverso la struttura a gabbia.

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Invisible shoes by Andreia Chaves (2011)

Una procedura che ben presto è stata applicata anche all’abbigliamento.
L’architetto londinese Daniel Widrig ha infatti collaborato con la couturier Iris van Herpen e con .MGX by Materialise a «Escapism», una collezione di abiti leggeri e flessibili stampati digitalmente e presentati durante la Paris Fashion Week.

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Iris Van Herpen Escapism (2011)

2012: il focus torna sulle scarpe tridimensionali

Questa volta a collaborare sono la designer olandese Marieka Ratsma e l’architetto americano Kostika Spaho.
Ispirata a un teschio di uccello, la «Biomimicry Shoe» coniuga le caratteristiche di una struttura ossea leggera in una scarpa efficiente, resistente ed elegante.

2013: Zaha Hadid progetta per il marchio United Nude «Nova», un paio di scarpe cromate in limited edition con tacchi a sbalzo di 16,5 centimetri.

Il modello è il primo in assoluto a impiegare lo stampaggio rotazionale nella sua produzione, oltre allo stampaggio a iniezione e alla colata sottovuoto.

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Nova by Zaha Hadid

Le scarpe presentano inoltre una superficie striata simile a quella dei progetti dell’archistar decostruttivista e hanno la tomaia in gomma vinilica cromata metallizzata rivestita in pelle, mentre il plateau e il tacco sono in fibra di vetro e la suola è in gomma.
Nel 2013 le stampe 3D fanno incursione anche nella lingerie durante il Victoria’s Secret fashion show.
L’ex angelo Lindsay Ellingson ha infatti indossato un outfit-scultura ad alto tasso tecnologico, completo di corsetto e ali nella forma di tanti fiocchi di neve intrecciati.

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Lindsay Ellingson: Victoria’s Secret fashion show 2013

Il modello, scannerizzato direttamente sulla top model, è stato progettato in collaborazione con l’architetto newyorkese Bradley Rothenberg e il design team di Swarovski, che lo ha arricchito con i suoi cristalli.

2014: l’attenzione si sposta sui gioielli

A Baselworld, gli architetti Massimiliano e Doriana Fuksas presentano per Sicis la «Gypsy Collection».

2015: ancora una volta è United Nude a unire design, bioingegneria e architettura con il modello «Ilabo».

E’ stato creato dal designer Ross Lovegrove con il contributo di Arturo Tedeschi, direttore dell’ufficio milanese A>T specializzato in software di modellazione algoritmica.
Queste scarpe hanno origine dalla formulazione di un concept basato sullo studio anatomico del piede femminile, assistito dalle rilevazioni operate da uno scanner medico 3D su modelli fisici reali.
Il marchio di calzature torna inoltre a collaborare con Zaha Hadid alle scarpe «Flames», alle «UNX2» con Ben Van Berkel e alle «Young Shoe» con Michael Young.
Conquista il mondo della moda anche Renzo Piano, che per Max Mara dà vita alla sofisticata «Whitney bag», creata in occasione dell’opening della nuova sede del Whitney Museum of American Art di New York nel Meatpacking District e ispirata alla facciata dell’edificio.

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Flames by Zaha Hadid (2015)

Infine, Bulgari affida a Zaha Hadid il restyling dell’anello B.zero1.

2016: la già citata pioniera dell’alta moda digitale, Iris Van Herpen, va in mostra all’High Museum of Art di Atlanta, Georgia, con «Transforming Fashion».

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Iris Van Herpen: gli abiti della mostra Transforming Fashion

L’exhibition dedicata alla stilista sperimentale olandese presenta 45 creazioni dall’allure architettonica basate su tecniche come laser cut e stampa 3D.

2017: Sulla passerella di Michael Kors fanno capolino décolleté che, soprattutto nel tacco, richiamano la Verner Panthon Cone Chair di Vitra.

Montata su una base girevole in acciaio inox, la sedia presenta un guscio semi-circolare e imbottito ed era stata originariamente disegnata dalla maison svizzera per un ristorante danese.

2018: alla New York Fashion Week vanno in scena le creazioni jewellery di Dion Lee.

Sono fatte di metalli lucenti simili a nastri intrecciati e di chiara ispirazione agli esterni del Museo Guggenheim di Bilbao, ideato da Frank Gehry.
A Parigi, con la sua borsa a stella, Mugler richiama tra riferimenti space le linee pulite del Monumento Haryana di Bhiwani, in India, mentre Louis Vuitton porta in passerella una sneaker dall’estetica inusuale e vagamente somigliante allo stravagante Museo Riverside di Glasgow, ideato da Zaha Hadid nel 2011 e dall’inconsueta linea del tetto.

2019: durante la settimana dedicata all’haute couture, Dior omaggia l’architetto scomparso Bernard Rudofsky.

Il direttore creativo Maria Grazia Chiuri porta in scena nella storica sede di Avenue Montaigne una riflessone sul rapporto tra moda e architettura, chiudendo lo show con un abito che è una vera e propria casa delle bambole indossabile.

dior couture
Dior Couture (2019)

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Federica Camurati
Federica Camurati
Fashion editor diplomata all'Istituto Marangoni e scrittrice nell'anima. Cresciuta nel cuore del Monferrato e ora milanese d'adozione, ho imparato a scrivere a cinque anni e da allora non ho più smesso. Ho una passione per i Martini, i gatti, i bei panorami, le riviste di moda, le auto d'epoca, i film con Doris Day nelle domeniche di pioggia, l'autunno e i romanzi classici, non necessariamente in questo ordine!

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