Fino all’8 gennaio 2027 il Museo del Merletto di Burano ospita “Merletti d’Autore”, la mostra organizzata nell’ambito della quinta edizione della Biennale del Merletto 2026 e curata da Giorgio Levi e Luigi Zanini.

Il percorso si concentra in particolare sugli anni Venti e Trenta del Novecento, periodo in cui il merletto d’autore si afferma come autentica espressione artistica.

In mostra trovano spazio disegni preparatori, cartoni, pubblicazioni d’epoca e opere di artisti e progettisti come Giulio Rosso, Fausto Melotti, Vittorio Zecchin, Giovanni Gariboldi e Tomaso Buzzi.

Alla base del progetto c’è l’assunto, affermatosi in Italia a partire dal 1927, che il merletto potesse elevarsi al rango di arte decorativa attraverso il connubio tra alto artigianato e progettazione artistica.

Una veduta dell'installazione della mostra
Una veduta dell’installazione della mostra

Merletti d’Autore e la nascita di una nuova idea di merletto

Il periodo compreso tra il 1927 e il 1932 rappresenta un momento decisivo per l’affermazione del merletto come forma autonoma di arte decorativa, al pari del vetro e della ceramica.

La nascita del merletto d’autore coincide, storicamente e simbolicamente, con la presentazione del Corteo in costume di Giulio Rosso per Jesurum alla III Biennale di Monza.

È in questo contesto che si consolida una nuova concezione progettuale, fondata sulla collaborazione tra manifatture di eccellenza, artisti e designer.

Il fenomeno non riguarda soltanto Venezia, ma si estende ad altri importanti centri produttivi italiani.

Le opere vengono spesso realizzate come pezzi unici o su commissione per grandi esposizioni, diventando veri manifesti di modernità.

Il Museo del Merletto di Burano tra tradizione e memoria

Il percorso espositivo è introdotto dal lavoro di Doretta Davanzo Poli, tra le più autorevoli studiose del merletto italiano, scomparsa alla fine del 2020 e alla quale la mostra è dedicata.

Il pubblico può inoltre conoscere le due principali tecniche di realizzazione del merletto, ad ago e a tombolo, prima di proseguire attraverso una suddivisione per aree di produzione che mette in luce alcune tra le più importanti manifatture italiane, come Venezia, Cantù e Bologna.

Il Museo del Merletto diventa così un presidio attivo nella tutela del saper fare, inteso come patrimonio immateriale fatto di gesti, conoscenze e competenze tramandate nel tempo.

Dietro ogni merletto non c’è soltanto un disegno o un’idea, ma il lavoro paziente di mani esperte, la memoria di intere comunità e la continuità di una tradizione che vive e si rinnova attraverso le persone.

Una veduta dell'installazione di “Merletti d’Autore”
Una veduta dell’installazione di “Merletti d’Autore”

Merletti d’Autore e il dialogo tra artisti e manifatture

Una sezione speciale della mostra è dedicata alla mostra internazionale di arti decorative italiane del 1931 allo Stedelijk Museum, una delle prime occasioni in cui il merletto italiano si affermò all’estero accanto alle ceramiche e ai vetri di Murano.

Il successo di pubblico e critica fu notevole e oggi quella stagione viene raccontata attraverso il catalogo originale e uno dei capolavori veneziani allora presentati: “La festa del Redentore” di Tomaso Buzzi per Melville & Ziffer.

Accanto alle creazioni moderne sono esposti anche merletti antichi, creando un dialogo capace di evidenziare continuità e innovazioni tecniche e stilistiche.

Un dettaglio da “Merletti d’Autore”
Un dettaglio da “Merletti d’Autore”

Dal secondo dopoguerra alle nuove collaborazioni

Il percorso si conclude con una sezione dedicata al secondo dopoguerra, periodo nel quale il merletto d’autore viene rilanciato attraverso nuove collaborazioni tra artisti e manifatture.

A completare l’esposizione sono disegni preparatori, cartoni esecutivi e pubblicazioni d’epoca, con particolare attenzione a riviste come Domus, Fili ed Emporium, fondamentali per la diffusione del gusto moderno e per il dibattito sulle arti decorative.

Il progetto racconta quindi anche il valore delle sinergie tra pratica artistica e manifattura, mostrando come il merletto possa diventare terreno di sperimentazione e confronto.

Museo del Merletto – Ph. Luca Chiandoni
Museo del Merletto – Ph. Luca Chiandoni

Il merletto di Burano come patrimonio da trasmettere

La mostra si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo del Museo del Merletto e della Fondazione Musei Civici di Venezia nella tutela di un patrimonio vivo.

Burano e il suo merletto rappresentano infatti una delle espressioni più preziose e riconoscibili della storia artigianale veneziana, al pari del vetro di Murano e delle altre arti che hanno reso Venezia famosa nel mondo.

Il Museo è oggi un punto di riferimento per chi arriva sull’isola per conoscere da vicino un’arte che ha contribuito a costruirne l’identità.

La sfida non è soltanto conservare, ma anche raccontare, far conoscere e creare le condizioni perché queste tradizioni continuino a vivere.

In questo senso, “Merletti d’Autore” non racconta soltanto una stagione della storia del merletto, ma ne mette in luce il valore artistico, artigianale e culturale, riportando al centro il rapporto tra memoria, creatività e saper fare.