Nuova mostra da non perdere allo Spazio Antonioni di Ferrara: “Il monte analogo. Michelangelo Antonioni e Luigi Ghirri”.

Mette in dialogo due protagonisti assoluti della cultura italiana del Novecento, accomunati da uno sguardo poetico capace di trasformare il paesaggio in un luogo della mente.

Visitabile fino al 1° novembre 2026, l’esposizione è organizzata da Fondazione Ferrara Arte e dal Servizio Cultura, Turismo e rapporti con l’UNESCO del Comune di Ferrara, in collaborazione con Fondazione Luigi Ghirri e La Virreina Centre de la Imatge di Barcellona, con la curatela di Frederic Montornés.

Dopo essere stata presentata a Barcellona, la mostra arriva ora nella città di Michelangelo Antonioni, offrendo al pubblico un percorso che intreccia cinema, fotografia, arti visive e paesaggio, mettendo in luce sorprendenti affinità tra due autori che, pur appartenendo a generazioni diverse, hanno saputo ridefinire il nostro modo di guardare il mondo.

Luighi Ghirri – Rimini, 1977, Eredi di Luigi Ghirri
Luighi Ghirri – Rimini, 1977, Eredi di Luigi Ghirri

Il monte analogo: Michelangelo Antonioni e Luigi Ghirri a confronto

Il titolo della mostra richiama “Il monte analogo”, il celebre romanzo incompiuto di René Daumal, pubblicato nel 1952.

Un’opera che racconta la spedizione utopica di otto persone alla ricerca di una montagna misteriosa e apparentemente irraggiungibile.

È proprio questa immagine del viaggio verso un luogo sospeso tra realtà e immaginazione a diventare la chiave di lettura dell’intero progetto espositivo.

La mostra nasce infatti dal desiderio di esplorare le affinità tra la produzione pittorica di Michelangelo Antonioni e la ricerca fotografica di Luigi Ghirri, costruendo un dialogo che supera i confini delle singole discipline artistiche.

Da una parte trovano spazio le Montagne incantate, serie realizzata da Antonioni tra gli anni Settanta e Ottanta attraverso l’ingrandimento fotografico di piccoli lavori su carta.

Dall’altra, le fotografie giovanili realizzate da Ghirri durante i suoi viaggi negli anni Settanta.

Il risultato è un confronto capace di mettere in relazione due modi diversi di osservare il paesaggio, accomunati però dalla stessa tensione poetica e dalla stessa attenzione verso il silenzio, il vuoto e il tempo.

Michelangelo Antonioni – Le montagne incantate n. 188, s.d., Blow Up, Ferrara, Archivio Michelangelo Antonioni
Michelangelo Antonioni – Le montagne incantate n. 188, s.d., Blow Up, Ferrara, Archivio Michelangelo Antonioni

Michelangelo Antonioni e Luigi Ghirri: il paesaggio come esperienza mentale

Ciò che accomuna Antonioni e Ghirri non è soltanto l’interesse per il paesaggio.

È soprattutto la capacità di trasformare il reale in un’esperienza mentale e percettiva.

Nelle loro opere l’ambiente non rappresenta mai un semplice sfondo.

Diventa invece uno spazio simbolico, un territorio sospeso, un luogo dell’immaginazione e dell’enigma.

Le immagini sembrano trattenere il tempo invece di raccontarlo.

Invitano il visitatore a fermarsi, ad abitare il silenzio e a osservare ciò che normalmente sfugge allo sguardo.

Secondo il curatore Frederic Montornés, la mostra costruisce “un catalogo di analogie, approssimazioni e gesti comuni”, facendo emergere quella parte dell’esistenza che si muove ai margini della nostra attenzione e che cerca continuamente di colmare i propri vuoti.

Più che una semplice esposizione, “Il monte analogo” si presenta come un percorso di conoscenza attraverso paesaggi reali e immaginari, immagini sospese e visioni che mettono continuamente in discussione il nostro modo di guardare e di abitare il mondo.

Luighi Ghirri – Bressanone, 1979, Eredi di Luigi Ghirri
Luighi Ghirri – Bressanone, 1979, Eredi di Luigi Ghirri

Lo Spazio Antonioni e l’eredità di un grande maestro del cinema

La mostra si inserisce all’interno dell’attività dello Spazio Antonioni, luogo dedicato alla valorizzazione dell’eredità artistica e culturale del grande regista ferrarese.

Il dialogo con Luigi Ghirri permette di aprire nuove prospettive di lettura sul lavoro di Antonioni, restituendo tutta l’attualità di due autori che hanno profondamente influenzato l’immaginario contemporaneo.

Come sottolinea l’assessore alla Cultura Marco Gulinelli, Antonioni e Ghirri “si somigliano senza essersi cercati”, condividendo lo stesso passo fatto di silenzio, attesa e immagini capaci di trattenere il tempo.

L’accostamento tra le Montagne incantate e le fotografie di Ghirri non rappresenta quindi un semplice gioco di rimandi.

È piuttosto un modo per entrare nel pensiero di due artisti che hanno osservato il mondo con la stessa libertà, facendo dialogare linguaggi differenti attraverso una sensibilità comune.

Lo Spazio Antonioni conferma così la propria vocazione: non custodire un patrimonio chiuso negli archivi, ma mantenerlo vivo, metterlo in relazione con altri sguardi e restituirlo continuamente al pubblico attraverso nuove interpretazioni.

Michelangelo Antonioni – Le montagne incantate n. 171, s.d., Blow Up, Ferrara, Archivio Michelangelo Antonioni
Michelangelo Antonioni – Le montagne incantate n. 171, s.d., Blow Up, Ferrara, Archivio Michelangelo Antonioni

Chi erano Michelangelo Antonioni e Luigi Ghirri

Nato a Ferrara nel 1912, Michelangelo Antonioni è considerato uno dei più importanti registi della storia del cinema.

Dopo gli esordi come critico cinematografico e documentarista, firma alcuni dei capolavori assoluti del Novecento, tra cui Cronaca di un amore, L’avventura, La notte, L’eclisse e Il deserto rosso, opere che hanno rivoluzionato il linguaggio cinematografico raccontando la crisi dei sentimenti e dei rapporti umani nella società contemporanea.

Negli anni Settanta sviluppa parallelamente anche una personale ricerca nelle arti visive, dando vita alle celebri Montagne incantate, protagoniste della mostra ferrarese.

Luigi Ghirri, nato a Scandiano nel 1943, è invece uno dei fotografi italiani più influenti del secondo Novecento.

A partire dagli anni Settanta costruisce una ricerca innovativa sul paesaggio, sull’architettura e sul rapporto tra immagine e territorio, pubblicando opere fondamentali come Kodachrome, Paesaggio Italiano e Il profilo delle nuvole, oltre a promuovere importanti progetti espositivi dedicati alla fotografia contemporanea.