Torna a Reggio Emilia, dal 26 aprile al 9 giugno 2024, FOTOGRAFIA EUROPEA 2024 con il tema “LA NATURA AMA NASCONDERSI”.

Il Festival arriva quest’anno alla sua XIX edizione e ci conduce a riflettere su un tema di grande urgenza: i legami tra Uomo e Natura, le trasformazioni immaginate dagli esseri umani, le dinamiche per superare l’atteggiamento di predominio.

Jo Ractliffe, Elandsbaai, 2023, 88 x 99 cm, silver gelatin print, Courtesy of Jo Ractliffe and Stevenson, Cape Town, Johannesbutg and Amsterdam
Jo Ractliffe, Elandsbaai, 2023, 88 x 99 cm, silver gelatin print, Courtesy of Jo Ractliffe and Stevenson, Cape Town, Johannesbutg and Amsterdam

Anche FOTOGRAFIA EUROPEA 2024 vedrà coinvolta tutta la città.

Le mostre saranno come sempre diffuse per tutto il centro di Reggio Emilia.

Palazzo Magnani, Chiostri di San Pietro, Palazzo da Mosto, Villa Zironi,

Palazzo dei Musei, Biblioteca Panizzi, Spazio Gerra e gli spazi del Circuito OFF accolgono mostre di grandi fotografi e di giovani esordienti.

Grazie al Festival, si torna ad osservare i cambiamenti della contemporaneità attraverso gli occhi di autori, noti e nuovi.

Come sempre, la promozione e l’organizzazione sono a capo della Fondazione Palazzo Magnani e del Comune di Reggio Emilia, con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

La direzione artistica, che per quest’anno ha scelto il tema La natura ama nascondersi, è composta da Tim Clark (editor 1000 Words), Walter Guadagnini (storico della fotografia e Direttore di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia) e Luce Lebart (ricercatrice e curatrice, Archive of Modern Conflict).

Saprunova, Permafrost #6 © Natalya Saprunova a Fotografia Europea 2024
Saprunova, Permafrost #6 © Natalya Saprunova a Fotografia Europea 2024

“La natura ama nascondersi” ci parla di essere e di divenire.

Il titolo di FOTOGRAFIA EUROPEA 2024 cerca di inglobare la potenza di una natura che molte volte cela la sua essenza ai nostri occhi, ma che sempre più spesso la rivela in modi distruttivi.

Recuperando il paradosso da un celebre frammento di Eraclito, viene evidenziato questo processo continuo che può essere inteso come un’oscillazione tra l’essere e il divenire.

Il Festival si propone di esplorare, attraverso le prestigiose mostre personali e collettive, le connessioni fra occultamento e scoperta che dominano il nostro rapporto con la Natura.

Come sempre la fotografia si fa strumento per immaginare nuove narrazioni, al di fuori di atteggiamenti di controllo dominante che la nostra specie esercita sul pianeta, per comprendere le dinamiche e le nuove direzioni da intraprendere.

Glacier, Iceland, 2017 © Lisa Barnard per Fotografia Europea 2024
Glacier, Iceland, 2017 © Lisa Barnard per Fotografia Europea 2024

La mostra storica è dedicata a Susan Meiselas.

Palazzo Magnani ospita quest’anno la prima retrospettiva mai presentata in Italia di Susan Meiselas.

La mostra è intitolata Mediations e ripercorre la produzione della fotografa americana nota soprattutto per il suo lavoro nelle aree di conflitto dell’America Centrale (1978-1983) e in particolare per i suoi potenti scatti della rivoluzione nicaraguense.

Raccoglie una selezione di opere che vanno dagli anni Settanta a oggi.

Mediations unisce tanti materiali, che ampliano l’opera di reportage fotografico tradizionale: la Meiselas adotta infatti anche installazioni, libri, film.

La mostra rivela il suo approccio unico di fotografa, che mette costantemente in discussione lo status delle sue immagini in relazione al contesto in cui vengono percepite, spaziando dalla dimensione personale a quella geopolitica.

Delfos © Yvonne Venegas
Delfos © Yvonne Venegas

FOTOGRAFIA EUROPEA 2024 è un contenitore molto ampio.

Basti pensare che solo le sale cinquecentesche dei Chiostri di San Pietro ospitano dieci esposizioni.

Ci saranno:

  • Sky Album. 150 years of capturing clouds a cura di Luce Lebart e Michelle Wilson;
  • Within Sight, progetto espositivo di Helen Sear;
  • due capitoli del progetto The Shunyo Raja Monographies di Arko Datto;
  • Matteo de Mayda con There’s no calm after the storm;
  • Jo Ractliffe con Landscaping;
  • Natalya Saprunova con Permafrost;
  • Terri Weifenbach con Cloud Physics;
  • Lisa Barnard con An Act of Faith: Bitcoin and the Speculative Bubble;
  • Bruno Serralongue con Community Gardens of Vertus, Aubervilliers.

Si parla di cielo e di nuvole, di storie intergenerazionali, di catastrofi climatiche e di rifugiati, di immagini satellitari e al microscopio, dell’impatto ambientale degli strumenti digitali, di progetti ecocidi.

Una veduta ampia del nostro presente da non perdere.

Palazzo da mosto ospita la Committenza di questa edizione, affidata a Karim El Maktafi che ha prodotto day by day, e non solo.

Ad accompagnarlo ci sono i progetti selezionati dalla giuria della Open Call: Marta Bogdańska con SHIFTERS e Michele Sibiloni con Nsenene.

Infine, c’è la mostra Index Naturae, a cura di Stefania Rössl e Massimo Sordi (OMNE – Osservatorio Mobile Nord Est), che comprende 116 libri fotografici pubblicati negli ultimi cinque anni dedicati al tema della natura.

Untitled (to recognise: “Possum with camera”). 
Harold George Dick, Untitled, Australia: Northern Territory, 13 August 1943. Source: Australian War Memorial. From “Shifters” by Marta Bogdańska
Untitled (to recognise: “Possum with camera”). 
Harold George Dick, Untitled, Australia: Northern Territory, 13 August 1943. Source: Australian War Memorial. From “Shifters” by Marta Bogdańska

Per FOTOGRAFIA EUROPEA 2024 riapre anche la splendida Villa Zironi.

Questo gioiello dell’architettura liberty custodisce la mostra Radici di Silvia Infranco, a cura di Marina Dacci, mentre Palazzo dei musei raccoglie riflessioni sul buio e la notte con la mostra Zone di passaggioa cura di Ilaria Campioli.

La fototeca della Biblioteca Panizzi ospita la collezione di Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea, con sede a Rubiera, che dal 1990 al 2023 ha realizzato indagini fotografiche sul territorio regionale e nazionale.

Spazio Guerra propone la mostra NEW THEATERS OF THE REAL. Collaborating with AI con I lavori di Xavi Bou, Antti Karppinen, Markos Kay, Katie Morris, Pierre Zandrowicz.

Collegata al festival è la proposta della Collezione Maramotti, che espone la prima mostra personale istituzionale italiana di Silvia Rosi, dal titolo Disintegrata.

Alle nuove generazioni sono dedicati il premio GIOVANE FOTOGRAFIA ITALIANA #11 | PREMIO LUIGI GHIRRI 2024 e il CIRCUITO OFF.