Ripercorriamo oggi una pagina importante della storia del ‘900 attraverso l’opera di Eve Arnold!

Sempre del Novecento, Eve Arnold (1912, Philadelphia – 2012, Londra) è stata una delle fotografe più importanti.

Siamo stati a Forlì, alla mostra a lei dedicata, ai Musei di San Domenico.

Eve Arnold scompare all'età di 99 anni e tutta la sua vita è costellata di grandi fotografie
Eve Arnold scompare all’età di 99 anni e tutta la sua vita è costellata di grandi fotografie

La vita di Eve Arnold è costellata di incontri, eventi e storie.

Ognuno di essi è in grado di offrire uno spaccato sul secolo scorso, con un punto di vista attento a questioni ancora centrali nel dibattito pubblico.

Ma partiamo dal principio.

Eve Arnold nasce il 21 aprile 1912 a Philadelphia da William e Bessie Cohen.
La famiglia conta nove figli e affronta molte difficolta economiche.

Nel 1940 riceve in regalo la sua prima macchina fotografica: una Rolleicord medio-formato.

Tre anni dopo, si trasferisce a New York e inizia a lavorare da Stanbi Photos, uno stabilimento per lo sviluppo di fotografie in New Jersey.

Vi lavora per cinque anni assumendo, ma fin da subito riceve incarichi di grande responsabilità.

Nello stesso anno si sposa con Arnold Arnold mentre, 5 anni dopo, il 14 agosto 1948 dà alla luce Francis, soprannominato Frank.

Eve Arnold si dedica tanto al figlio e abbandona il lavoro per dedicarsi alla sua cura.

Inizia a fotografare proprio in questa fase, a 37 anni.

La mostra curata da Monica Poggi ai Musei di San Domenico a Forlì ripercorre tutta la storia del '900
La mostra curata da Monica Poggi ai Musei di San Domenico a Forlì ripercorre tutta la storia del ‘900

Il rapporto tra fotografia e Eve Arnold è viscerale.

Dopo aver lasciato il lavoro per Frank, Eve Arnold è in cerca della propria strada e decide di cominciare a studiare.

Si iscrive al corso di Fotografia tenuto da Alexey Brodovitch, celebre direttore artistico della rivista “Harper’s Bazaar”.

Per l’occasione, la fotografa realizza un reportage dedicato alle sfilate di moda di Harlem, quartiere afroamericano di New York.

Parte la lunga serie di pubblicazioni: grazie alla serie su Harlem, nasce la prima pubblicazione sulla rivista inglese “Picture Post“.

In poco tempo la sua vita cambia radicalmente, la sua carriera decolla.

Siamo all’alba degli anni ’50 e Eve Arnold è la prima donna, insieme alla fotografa austriaca Inge Morath, a entrare a far parte della prestigiosa agenzia Magnum Photos.

Ottiene così diversi incarichi per ritrarre divi e star del cinema: gli scatti più iconici rimangono quelli fatti a Marilyn Monroe.

La produzione di Eve Arnold spazierà sempre tra temi e contesti differenti, dal reportage di impatto sociale ai ritratti delle star.

È capace di portare magistralmente la fotografia in tutti i contesti: dal razzismo negli Stati Uniti, all’emancipazione femminile, fino all’interazione fra le differenti culture del mondo.

Anche di fronte alle tematiche più complesse, Arnold riesce sempre a evitare gli stereotipi, avvicinandosi a culture e persone differenti con vorace curiosità, con il solo intento di conoscere, capire e raccontare.

Eve Arnold ha il "solo" intento di conoscere, capire e raccontare.
Eve Arnold ha il “solo” intento di conoscere, capire e raccontare.

Ripercorriamo fase per fase la produzione.

Lo facciamo facendoci aiutare dal percorso pensato per la mostra a Forlì dalla curatrice Monica Poggi, in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

Bisogna innanzitutto “Imparare a guardare”, come ci ricorda la prima sezione.

Eve Arnold, come tanti altri, utilizza la città di New York come palestra.

La città suscita grande fascino, non solo per gli eventi e le grandi istituzioni, ma anche perché la vita scorre e si fa sui marciapiedi.

Fotografare New York – dirà Arnold alcuni anni dopo – è un insegnamento continuo: osservare, imparare, muoversi velocemente, reagire immediatamente o aspettare il momento giusto.”

Emerge poi il suo “appassionato approccio personale”.

Straordinaria, e forse meno conosciuta, è poi la produzione dal 1959, successiva alla perdita di un figlio avvenuta nello stesso anno.

Per esorcizzare il dolore, passa mesi all’interno del Mather Hospital di Port Jefferson, fotografando tutto ciò che avviene nei primi cinque minuti di vita di un bambino.

Si alternano immagini che mostrano la delicatezza e l’intimità di certi gesti, ma anche il carattere freddo della prassi ospedaliera.

In definitiva, l‘attenzione per la vita e la condizione femminile è centrale in tutta la ricerca di Arnold.

Fotografa numerose professioniste del settore aeronautico, che iniziano a occupare ruoli e posizioni a loro tradizionalmente preclusi.

Meravigliosi sono anche gli scatti realizzati fuori dal territorio americano
Meravigliosi sono anche gli scatti realizzati fuori dal territorio americano

Dare spazio agli invisibili nell’accecante bagliore del sogno americano.

Inizia a lavorare con la famiglia Davis di Brookhaven Township, con cui scatta per più di dieci anni.

Discendenti dei primi coloni, sono proprietari di immense piantagioni di patate: sfruttano i lavoratori migranti, costringendoli a condizioni di vita inaccettabili.

invisibili nell’accecante bagliore del sogno americano.

In continuità con questo discorso, la sezione “Potere nero” porta in luce la volontà degli afroamericani – ritratti da Eve Arnold – di rivendicare il riconoscimento dei propri diritti civili.

Ci sono poi “Gli iconici servizi per The Sunday Times Magazine”, i lavori realizzati “Dietro la macchina da presa”, le iconiche fotografie di Joan Crawford e Marilyn Monroe.

Inifine, la mostra si chiude con gli scatti provenienti da tutto il globo perché Eve Arnold si sente “A casa nel mondo”.

Racconta “Cina e Medio Oriente”, “Cuba e Haiti”, “Gran Bretagna e USA

Eve Arnold è un viaggio tutto da scoprire.

Colore e Bianco e nero sono trattati con maestria dalla fotografa
Colore e Bianco e nero sono trattati con maestria dalla fotografa