La magica realtà di ESCHER approda a Palazzo dei Diamanti.

Ci aspetta infatti una nuova mostra dal prossimo 23 marzo a Ferrara.

In questo luogo emblema del Rinascimento Italiano, si racconterà di uno degli artisti più amati dal grande pubblico in tutto il mondo.

In preparazione alla visita, rivediamo insieme il percorso e i temi principali della sua opera.

ESCHER unisce tantissime realtà per crearne una nuova
ESCHER unisce tantissime realtà per crearne una nuova

Maurits Cornelis Escher nasce a Leeuwarden nel 1898 e scompare nel 1972.

È stato un incisore e grafico olandese, che con le sue idee si è fatto spazio in diverse sfere dell’arte e della produzione.

Il suo percorso inizia con la produzione grafica di paesaggi.

Tra i vari, troviamo tratti tipici dei paesaggi italiani e delle zone costiere del Mediterraneo.

Dopo il trasferimento in Svizzera abbandona la paesaggistica, condizionato dal paesaggio molto diverso e apparentemente meno suggestivo.

Non si placa la sua esigenza di esplorare il suo «mondo interiore».

Le tecniche per raggiungere questo scopo sono, utilizzate da Escher durante la sua vita, sono veramente tantissime.

Lo si conosce per le sue incisioni su legno, per le sue litografie e per le mezzetinte.

In ognuna delle sue opere ricorrono costruzioni impossibili – per cui è celebre – come esplorazioni dell’infinito, suddivise in tassellare del piano e dello spazio.

Motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via via differenti.

L’uso razionale delle forme e le interpretazioni di concetti scientifici sono amate da scienziati, logici, matematici e fisici dell’epoca.

Palazzo dei Diamanti a Ferrara vi aspetta dal 23 marzo
Palazzo dei Diamanti a Ferrara vi aspetta dal 23 marzo

Lo studio si sviluppa e fiorisce nell’opera dell’autore.

Escher subisce le suggestioni della suddivisione regolare del piano e germoglia fino a dare vita ad uno dei “cavalli di battaglia” dell’autore.

Dice: «[La divisione regolare del piano] è la più ricca fonte di ispirazione da cui io abbia mai derivato le mie idee».

La tassellatura, operazione accennata prima, per la quale una superficie viene completamente ricoperta da motivi ripetuti con tutte le possibili variazioni, permette a Escher di giocare con lo spazio e i suoi paesaggi.

Dal 1936, approfondisce con maggiore sistematicità il tema e continua a visitare luoghi architettonici di grande spessore geometrico.

Da qui, Escher comprende finalmente come le suddivisioni regolari del piano possono dare vita a esiti grafici inaspettati e sensazionali.

Unisce studi su ornamentazioni e matematica: comincia a costruire utilizzando principi come simmetria per traslazione, simmetria per rotazione, simmetria per riflessione o simmetria per glissoriflessione.

Ne nascono opere come “Angeli e diavoli”, “Giorno e notte”, “Metamorfosi II”, “Ciclo” o “Rettili”.

In ognuna di esse, Escher parte dalla propria realtà tangibile per creare nuove realtà, dai saldi fondamenti architettino e matematici.

La matematica e la geometria rappresentano un fulcro nell'opera di Escher
La matematica e la geometria rappresentano un fulcro nell’opera di Escher

H2 – Punto focale rimane la Compenetrazione di più mondi.

Altra cifra tematica fondamentale dell’arte escheriana è quella della compenetrazione tra due mondi differenti.

Escher esplora le possibilità della visione e a progettare composizioni che, nonostante i limiti fisici imposti dalle dimensioni del supporto, si dilatano ed evocano simultaneamente due mondi differenti.

«Vedere due mondi diversi nello stesso identico luogo e nello stesso tempo ci fa sentire come se fossimo in balia di un incantesimo».

«Solo un artista ci può dare questa illusione e suscitare in noi una sensazione eccezionale»: Bruno Ernst sta parlando di Escher.

Nelle opere di Escer, si verifica il paradosso della diplopia: l’autore è capace di riunire due, se non tre, punti di vista nello stesso disegno, rendendolo così tridimensionale.

Esistevano già allora grandi e importanti esempi figurativi.

Già gli artisti medievali infatti erano capaci di arricchire i propri dipinti di più «punti di vista»: il più famoso è forse “Ritratto dei coniugi Arnolfini” di Jan van Eyck.

La spazialità, la realtà dell’opera, viene infatti magistralmente ampliata mediante l’uso di uno specchio convesso appeso in fondo.

Azione analoga fa Escher, che si serve spesso degli specchi convessi e dei loro riflessi per conquistare quest’inedita spazialità.

Ne nascono opere come “Mano con sfera riflettente”, litografia del 1935.

Influenzata certamente dall’opera “Autoritratto entro uno specchio convesso” del Parmigianino, “Mano con sfera riflettente” vede Escher nel suo studio, riflesso nella superficie riflettente di di una sfera, tenuta in mano proprio dall’autore.

Gioca con le superfici fino a produrre risultati più sofisticati, come in “Tre mondi”.

Qui troviamo illustrate ben tre dimensioni: quella relativa agli alberi, quella relativa alla superficie e infine quella relativa al mondo subacqueo.

Ma non sveliamo altro, perché la retrospettiva a Palazzo dei Diamanti merita sicuramente di essere visitata.

 

La mostra ESCHER proseguirà fino al 21 luglio 2024.

Come abbiamo visto, nelle creazioni del grande maestro olandese, che ha vissuto in Italia fra le due guerre, confluiscono innumerevoli temi e suggestioni: dai teoremi geometrici alle intuizioni matematiche, dalle riflessioni filosofiche ai paradossi della logica.

Le sue inconfondibili opere, che hanno influenzato anche il mondo del design e della pubblicità, sono una sfida alla percezione e rappresentano un unicum nel panorama della storia dell’arte di tutti i tempi. 

Lasciatevi anche voi trasportare, dalla straordinaria capacità di ESCHER, all’interno di mondi immaginifici e apparentemente impossibili.