Tra le occasioni imperdibili di questo 2024 c’è sicuramente la visita alla mostra grande mostra italiana su Bruno Munari (Milano, 24 ottobre 1907 – Milano, 29 settembre 1998).

La Fondazione Magnani-Rocca ospita infatti, dal 16 marzo al 30 giugno di quest’anno, BRUNO MUNARI. TUTTO.

Il percorso espositivo racchiuderà quindi il percorso di una delle figure più iconiche del design e della comunicazione visiva del XX secolo.

Bruno Munari ritratto da Federico Patellani nel 1950
Bruno Munari ritratto da Federico Patellani nel 1950

Bruno Munari vi aspetta nella celebre Villa dei Capolavori.

È questa la sede della Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo presso Parma.

Bruno Munari viene celebrato a pochi passi da altrettanti grandi maestri.

Il palazzo ospita infatti opere capitali di Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Canova, Renoir, Monet, Cézanne, de Chirico, Morandi, Burri e molti altri.

È in questo contesto di prestigio che ci prepariamo a ripercorrere la carriera di uno dei più grandi geni creativi del Novecento.

La mostra presenta un concentrato di settant’anni di idee e di lavori di Munari.

L’autore inizia la propria attività durante il cosiddetto Secondo Futurismo, attorno al 1927.

Spazia tra tutti campi della creatività, dall’arte al design, dalla grafica alla pedagogia.

BRUNO MUNARI. TUTTO. non è suddivisa per tipologie o per cronologia, ma per attitudini e concetti.

La rassegna vuole mostrare i collegamenti e le relazioni progettuali tra oggetti anche apparentemente molto diversi l’uno dall’altro.

Più difficile sarebbe stato dirimere chiaramente i territori linguistici da lui affrontati nel corso del tempo.

Munari rimane un genio
Munari rimane un genio

Mostrare collegamenti e relazioni progettuali tra oggetti.

Solo facendo emergere questi ‘ponti’, tra soggetti apparentemente molto diversi l’uno dall’altro, possiamo restituire la ricerca di Bruno Munari.

Grafica, oggetti, opere d’arte, TUTTO risponde a un metodo progettuale che si va precisando con gli anni.

Vengono raccontati i grandi corsi nelle università americane ma anche e soprattutto il progetto più ambizioso: quello dei laboratori per stimolare la creatività infantile.

Nati nel 1977, questi laboratori sono tuttora all’avanguardia nella didattica dell’età prescolare e della prima età scolare.

Tutto il lavoro del genio sono estremamente attuali.

Lo ricorda anche lo studioso munariano e curatore della mostra Marco Meneguzzo.

Munari è una figura molto attuale nella società liquida odierna, nella quale non ci sono limiti fra territori espressivi.

È un esempio di flessibilità, di capacità di adattamento dell’uomo all’ambiente.

Il suo metodo consiste nello scoprire il limite delle cose che ci circondano e di volerlo ogni volta superare”.

Questo e molto altro sarà inoltre raccolto nel ricco catalogo – contenente anche un saggio di Meneguzzo – che ospiterà non solo le produzioni delle circa 250 opere esposte, ma anche inediti contributi critici centrati su singoli “casi-studio” dei più importanti studiosi di Munari.

Munari seppe indagare l'individuo e le pratiche artistiche come nessuno
Munari seppe indagare l’individuo e le pratiche artistiche come nessuno

Il mondo ritorna e continua a parlare di Bruno Munari.

Il suo lavoro è stato oggetto, negli ultimi anni, di una rinnovata attenzione.

Dopo i riconoscimenti ottenuti in vita, soprattutto in Paesi quali il Giappone, gli Stati Uniti, la Francia, la Svizzera e la Germania, oltre naturalmente all’Italia, finalmente si ritorna a parlare della ricerca di Munari in campo internazionale.

Questo perché l’opera di Bruno Munari è proprio universale: ha a che fare con l’individuo.

Il suo libro “Fantasia” può racchiudere un aspetto importante della sua produzione, quello di dividere analizzare singolarmente le facoltà umane: creatività, fantasia, immaginazione e invenzione.

Il concetto di creatività viene prima scomposto e poi ricomposto nella ricerca di Munari.

Quello che ne emerge è che la creatività può essere pensata in diversi modi e dunque non esiste una definizione univoca.

Particolarmente centrata e universale è la lettura che l’autore elabora: la creatività consiste in tutto ciò che prima non c’era, ma che è realizzabile.

Carburante fondamentale per la creatività è la conoscenza.

Il resto del lavoro viene compiuto dalla nostra mente, che rielabora e ripropone in una forma alternativa ciò che è già presente in noi.

Per Bruno Munari, una persona creativa è una fonte inesauribile, senza alcun problema nell’adattamento e che potrà donare sempre il suo contributo culturale alla comunità.

La mostra inaugura sabato 16 marzo!
La mostra inaugura sabato 16 marzo!

Una ricerca poliedrica che ha saputo attraversare tutte le forme d’arte.

Bruno Munari ha dato contributi fondamentali in diversi campi dell’espressione visiva (pittura, scultura, cinematografia, disegno industriale, grafica) e non visiva (scrittura, poesia, didattica).

Ha parlato di movimento e di luce; ha studiato lo sviluppo della creatività e della fantasia nell’infanzia attraverso il gioco.

Bruno Munari è una figura leonardesca, tra le più importanti del Novecento italiano.

Domina la scena milanese degli anni cinquanta-sessanta, durante gli anni del boom economico.

Come abbiamo visto tante volte qui sul blog, sono gli anni in cui nasce la figura dell’artista operatore-visivo che diventa consulente aziendale e che contribuisce attivamente alla rinascita industriale italiana del dopoguerra.

Bruno Munari è capace, in questo scenario ed ancora oggi, di sfuggire per la molteplicità delle sue attività e per la sua grande ed intensa creatività ad ogni definizione, ad ogni catalogazione, con un’arte assai raffinata.

Come perdersi la mostra alla Fondazione Magnani-Rocca? Segnate già in calendario.