La città di Venezia ospita Bernar Venet, uno degli artisti contemporanei più influenti al mondo, per la prima volta dopo tantissimi anni di assenza dal panorama veneziano. L’evento si terrà dal 19 aprile al 16 giugno 2024, all’interno della Biblioteca Nazionale Marciana, situata in Piazzetta San Marco.

In contemporanea con la 60° Mostra Internazionale d’Arte – la Biennale Arte 2024, viene presentata “Bernar Venet – 1961…Looking Forward!”. Questo evento collaterale si inserisce tra le partecipazioni nazionali e i padiglioni nazionali, offrendo uno spaccato significativo del lavoro di Venet.

Il progetto espositivo sarà diviso in due spazi espositivi principali: uno all’interno del padiglione centrale e l’altro nella Biblioteca Nazionale Marciana. Gran parte delle opere esposte saranno inedite e rappresenteranno un vero e proprio viaggio nell’evoluzione artistica di Venet.

I visitatori possono aspettarsi un’esperienza immersiva che deve essere vissuta per comprendere appieno la portata del lavoro di Venet. L’evento è un’occasione imperdibile per tutti gli appassionati di arte contemporanea che possono esplorare nuove prospettive artistiche in un contesto unico come quello veneziano.

Portrait of the artist
 Bernar Venet, photo: Laura Stevens

Portrait of the artist
 Bernar Venet, photo: Laura Stevens

“Bernar Venet – 1961…Looking Forward!” è in collaborazione con Art in Public.

Le opere di Venezia saranno collocate in un ambiente storico-artistico fra i dipinti di Tiziano, Tintoretto e Veronese.

Saranno ospitate nella storica e prestigiosa Sala Sansoviniana, accessibile per i visitatori attraverso il Museo Correr.

Bernar Venet espone per la prima volta a Venezia alla 39° Esposizione Internazionale d’Arte nel 1978.

Ecco quindi che, come accennato all’inizio, a distanza di più di 40 anni, l’artista francese torna a Venezia con una vasta mostra personale.

Lo fa in un’occasione speciale appunto: durante la 60° Biennale di Venezia Arte 2024.

La mostra è curata dalla professoressa Beate Reinfenscheid, che da un punto di vista di percorso espositivo propone una visione ben lontana dagli inizi concettualmente radicali di Venet.

Si allontana da qualsiasi arte mainstream dei primi anni 1960, e si concentra sulle sue influenti affermazioni per l’arte da allora.

Il titolo allude ad un preciso periodo di studio dell’artista: ecco quindi che i visitatori si troveranno di fronte agli inizi di Bernar Venet.

L’espressione “Looking Forward!” è stata scelta perché saranno presenti gli iconici dipinti dell’artista Tar paintings e Cardboard reliefs, così come due imponenti installazioni spaziali.

Black Mirror, 1963Black paint and plexiglass Site-specific installation Venet Foundation, Le Muy, France Photo: Jerome Cavaliere ©Bernar Venet, ADAGP Paris, 2024
Black Mirror, 1963 Black paint and plexiglass Site-specific installation Venet Foundation, Le Muy, France Photo: Jerome Cavaliere ©Bernar Venet, ADAGP Paris, 2024

Bernar Venet ha una visione visionaria in ambito artistico fin dagli albori.

È il 1961 quando Bernar Venet, mentre presta servizio nell’esercito a Tarascon, nel sud della Francia, inizia a sperimentare con materiali semplici e nuovi.

Ha solo diciannove anni, ma è già qui che individua gli elementi artistici che diventano poi il segno distintivo delle sue esplorazioni artistiche: catrame e cartone.

In soli due anni concepisce i temi che hanno poi caratterizzato la sua attività artistica per molto tempo.

Molto rapidamente e con grande convinzione, Bernar Venet compie un’innovazione radicale nel processo.

Tante sue grandi opere vengono prodotte in un breve e denso periodo.

Venet realizza opere come i dipinti Tar, il Mucchio di Carbone e Taramacadam.

Ma non solo.

In tutta questa nuova fase artistica, l’artista si avvale di uno strumento potente: la fotografia.

Bernar Venet registra la sua attività, compresi questi nuovi approcci artistici, attraverso la pratica fotografica. Ed è proprio questa che gli permette di creare dei documenti efficaci e che ancora oggi possiamo fruire.

Praticamente, ogni azione è documentata! Colata di catrame lungo il lato di una cava, l’esecuzione di Five India Ink Drawings in Three Seconds (1961) e la sua prima performance artistica. Dove giace nella spazzatura per le strade di Tarascon.

“Guardando indietro alle creazioni sperimentali di Bernar Venet dal 1961 al 1965, da una prospettiva attuale, si può affermare che sua la visione dell’arte, indubbiamente visionaria, abbia un’origine molto precoce nella sua carriera”, dice Beate Reifenscheid, Direttrice del Museo Ludwig di Coblenza, Germania.

Portrait of the artistPhoto: Jerome Cavaliere
©Bernar Venet, ADAGP Paris, 2024
Portrait of the artist Photo: Jerome Cavaliere
©Bernar Venet, ADAGP Paris, 2024

Materia e spazio hanno la capacità di far cambiare la percezione a tutti.

Sempre riprendendo le parole di Beate Reifenscheid, riferendosi a Bernar Venet: “Le sue conseguenti performance, conferenze e mostre – nella loro intensità e radicale divergenza dal percorso intrapreso – introducono nuove espressioni, forme e nozioni nell’arte contemporanea e mostrano, ancora oggi, quanto l’arte riesca a cambiare la percezione di tutti.

Ciò che rende il suo lavoro vibrante e toccante, seppure concettuale e astratto attraverso la forma e il linguaggio, mentre allo stesso tempo reso materiale e smaterializzato, è il fatto che è percepito come “Gesamtkunstwerk” – come se la vita e l’arte si fondessero.

In questo senso, guardare indietro al 1961 significa allo stesso tempo guardare avanti”.

Come suggerisce il titolo, la mostra si concentra sugli inizi innovativi e intransigenti di Venet che entrano in dialogo diretto con la 60° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e dimostrano la loro validità e vitalità per il futuro.

Già nel 1965, aveva creato Tar paintings, l’iconico Pile of Coal, Cardboards reliefs, opere fotografiche, performance e registrazioni sonore.

Come se tutto ciò avesse dato, velocemente, ad un insieme di lavori che sono tutt’oggi rilevanti e i cui sviluppi sono diventati fondamentali per la comprensione dell’Arte Contemporanea.

Concludiamo con un pensiero di Dirk Geuer, curatore tedesco del programma di quest’anno della Biblioteca Nazionale Marciana, in attesa dell’apertura della mostra.

“Portare l’opera di Bernar Venet, storicamente significativa, in un luogo storicamente significativo come la Biblioteca Marciana, è da tempo un mio grande desiderio.

Giustapponendo opere d’arte contemporanea così importanti con i dipinti rinascimentali di Tiziano, Tintoretto e Veronese, si apre un dialogo tra nuovi e vecchi maestri in cui passato e presente si incontrano visivamente”.