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Bending gravity: il Guggenheim di Bilbao come non l’avete mai visto

Questo articolo è stato aggiornato il

Come già raccontato nell’articolo che parla della casa di Monet a Giverny, questo periodo di isolamento mi ha portato a cercare contenuti on-line sempre più stimolanti e suggestivi.

Se ti sei perso la diretta sul Tour Virtuale della casa di Monet a Giverny la puoi guardare sulle IGTV che trovi qui sotto.

Oggi vi parlo di Bending gravity, un progetto di Trashhand, un fotografo di arte urbana (è sua la foto in evidenza).

Cercando in rete informazioni sulla stupefacente architettura che riguarda il mio museo preferito, il Guggenheim di Bilbao, mi sono imbattuta in un modo molto originale che lo racconta.

Il punto di vista è inaspettato: quello in volo o a testa in giù. Il video (bellissimo!) e le foto scattate dal fotografo “urban style”.

Ma prima di raccontarlo, è bene spendere due parole sulla progettazione del Guggenheim di Bilbao, e sull’impatto che questo museo ha avuto sulla vita sociale di questa città.

Il Guggenheim di Bilbao sfida la ricerca della simmetria di Trashhand

Dal punto di vista museale e sociologico, questo museo ha praticamente stravolto le abitudini di questa località di stampo portuale e industriale del nord della Spagna, trasformandolo in un polo creativo mondiale e attirando milioni di visitatori da tutto il mondo.

Gli accordi per un museo Guggenheim sono cominciati nel 1991 e l’inaugurazione, molto dibattuta dalle correnti politiche, è avvenuta nel 1997.

Per realizzare il museo, con un concorso a bando pubblico, fu chiamato Frank Genry, architetto di fama mondiale, apprezzato soprattutto per le costruzioni con linee poco convenzionali e per l’utilizzo di materiali atipici.

Le linee sinuose, infatti, sono accompagnate all’esterno da lastre in titanio, che splendono ad ogni raggio di sole.

Questa irregolarità di linee è stata la più grande sfida per il fotografo Trashhand, che, come dice molto chiaramente nel video, predilige le simmetrie assolute.

Le spirali architettoniche esterne sono riprese anche in alcune opere d’arte all’interno, come quella di Richard Serra (“The matter of time”, 1994-1995).

bilbao bending gravity
Una splendida foto del museo Guggenheim, tratta dalla pagina Facebook ufficiale del museo.

L’anniversario celebrato con Bending Gravity di Trashhands

Nel 2017 esce un video molto interessante, per il quale vi scrivo, prodotto e condiviso da Google Art&Culture e il Guggenheim stesso.

È un modo insolito per celebrare il ventesimo anno di attività.

Praticamente si tratta di un percorso all’esterno e all’interno del museo, espresso in video e immagini, legate all’occhio di un fotografo di stile “urban”.

Trashhands (così si chiama) segue e immortala un freerunner di nome Johan Tonnoir che fa le sue evoluzioni in scorci inconsueti del museo, rivelandone bellezza mai scontata.

bending gravity
Particolare della foto di Trashhands pubblicata su Google Art&Culture

bending gravity interno
Tra le foto scattate da Trashhands, una, rivolta al soffitto, mi ha particolarmente colpito.

Su Google Art&Culture c’è anche una interessantissima sezione fotografica “making of” davvero bella.

Ci sono tutte le fasi di realizzazione del video, i back stage delle foto e delle evoluzioni acrobatiche di Johan Tonnoir.

Quando scrivo di questi progetti così contemporanei, così geniali, così originali nel raccontare l’arte dei nostri tempi mi emoziono tantissimo.

Spero che questo video (ma anche le foto) possa darvi la stessa carica che dà a me

Se provate anche voi quella sensazione irresistibile che si avverte quando si contempla un progetto originale e creativo, allora l’obiettivo del mio articolo sarà raggiunto!

Buona visione a tutti!

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Lara Badioli
Appassionata di arte (con laurea annessa), espressione e design. Mamma di due bambini, innamorata di tutto ciò che è bianco, gatto compreso. Scrivere per me è una necessità: si sa quando comincio, ma mai quando finisco.

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