Una nuova mostra mette farà conversare Arte Povera e Arte Sudafricana.

Con ottobre ripartiamo per viaggi internazionali e voliamo a Johannesburg.

Dal 31 ottobre prossimo torniamo sul Continente Africano per vedere come l’arte riesce a coniugare passato e presente di una storia comune.

Assemblea durante arte povera più azioni povere, Antichi Arsenali della Repubblica di Amalfi, Amalfi, 1968 © Claudio Abate. Courtesy Archivio Claudio Abate
Assemblea durante arte povera più azioni povere, Antichi Arsenali della Repubblica di Amalfi, 1968 © Claudio Abate

Si apre una nuova conversazione tra Arte Povera e Arte Sudafricana.

Il progetto espositivo di cui parliamo oggi è intitolato Arte Povera and South African Art: In Conversation ed è promosso dal Consolato Generale d’Italia a Johannesburg presso il Wits Art Museum di Johannesburg.

All’interno di questa cornice, si celebra in primis la cognazione, avvenuta nel 1967, del termine Arte Povera.

Il 27 settembre 1967 a Genova, presso la Galleria La Bertesca, Germano Celant presenta la mostra “Arte povera Im-spazio”.

È in questa occasione che Celant conia la definizione di Arte povera.

Il termine indica, come scritto anche nel catalogo, il processo linguistico di alcuni artisti italiani: processo che “consiste nel togliere, nell’eliminare, nel ridurre ai minimi termini, nell’impoverire i segni, per ridurli ai loro archetipi”.

Con “Arte Povera and South African Art: In Conversation” si propone, da un lato, un primo approfondimento sull’Arte povera nel Continente africano; dall’altro, una prima riflessione sulla sua influenza oltre i confini nazionali, nello specifico in Sudafrica.

Il progetto espositivo si divide a sua volta in due mostre:

  • Arte Povera 1967-1971”, a cura di Ilaria Bernardi
  • Innovations in South African Art, 1980s-2020s, a cura di Thembinkosi Goniwe
Michelangelo Pistoletto, Orchestra di stracci – Quartetto, 1968. Ph. Mart Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto – Archivio Fotografico e Mediateca
Michelangelo Pistoletto, Orchestra di stracci – Quartetto, 1968

La mostra “Arte Povera 1967- 1971” è a cura della curatrice italiana Ilaria Bernardi.

Arte Povera 1967-1971”, a cura di Ilaria Bernardi, rappresenta la prima mostra dell’Arte povera sul Continente africano e la prima mostra sull’Arte povera dopo la scomparsa del suo teorizzatore, Germano Celant, avvenuta nel 2020.

Ha pertanto un’importante valenza storica.

La mostra accoglie le opere dei 13 artisti che sono considerati gli esponenti canonici dell’Arte povera: Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Gilberto Zorio.

La curatrice Ilaria Bernardi, anziché proporre una retrospettiva generale sulle ricerche di questi artisti, ha preferito adottare un concept più originale, meno scontato, capace di restituire la vivacità e il dialogo esistenti tra artisti e opere nella seconda metà degli anni Sessanta.

Al Wits Art Museum saranno perciò esposte opere datate perlopiù tra il 1967, anno in cui Celant conia il termine Arte povera, e il 1971, anno in cui egli postula che l’etichetta Arte povera deve dissolversi affinché ogni artista possa assumere la sua singolarità.

La mostra desidera dunque approfondire la prima fase di quella ricerca definibile “povera”, ma al contempo si propone di coglierne i comuni denominatori che hanno portato Celant a definirla tale.

Da qui l’aggiunta di alcune opere realizzate negli anni immediatamente precedenti al 1967.

Accanto alle opere, la mostra includerà un ampio apparato fotografico e documentario al fine di fornire un approfondimento cronologico, storico e critico dell’Arte povera e delle ricerche dei suoi artisti.

Germano Celant a Berna, alla Kunsthalle, in occasione di Live in your head. When attitudes become form, 1969. Ph. (dettaglio) © Claudio Abate. Courtesy Archivio Claudio Abate
Germano Celant a Berna, alla Kunsthalle, in occasione di Live in your head. When attitudes become form, 1969 © Claudio Abate

La mostra “Innovations in South African Art, 1980s-2020s” è a cura del curatore sudafricano Thembinkosi Goniwe.

La mostra “Innovations in South African Art, 1980s-2020s”, curata da Thembinkosi Goniwe, sottolinea invece la traiettoria di sperimentazione, scoperta e improvvisazione nel lavoro di un gruppo selezionato di artisti sudafricani.

Il loro lavoro è radicato a livello locale ma orientato a livello internazionale nelle sue esplorazioni visive parallele, sovrapposte e intersecate con movimenti artistici come l’Arte Povera.

Gli artisti in mostra sono: Jane Alexander, Willem Boshoff, Bongiwe Dhlomo-Mautloa, Kay Hassan, David Thubu Koloane, Moshekwa Langa, Bill Mandindi, Senzeni Marasela, Kagiso Pat Mautloa, Thokozani Mthiyane, Lucas Seage, Usha Seejarim, Kemang Wa Lehulere.

Il progetto “Arte Povera and South African Art: In Conversation” ha l’obiettivo di sviluppare ulteriormente i ponti tra Italia e Sudafrica, stimolando un dialogo interculturale e uno scambio di esperienze tra due regioni geo-culturali.

Giulio Paolini, Averroè, 1967. Ph. Paolo Pellion. Courtesy Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino
Giulio Paolini, Averroè, 1967 ©Paolo Pellion

La mostra su Arte Povera e Arte Sudafricana si chiuderà il prossimo 9 dicembre.

Ad ospitare la mostra sarà il Wits Art Museum (WAM), connesso all’University of the Witwatersrand (“Wits University”) di Johannesburg.

Si tratta del più importante museo d’arte di Johannesburg dedicato all’arte africana.

La sua collezione comprende oltre 13.000 opere d’arte africana ed è nata da una piccola collezione didattica dipartimentale avviata all’inizio degli anni ’50 da due professori, Heather Martienssen e John Fassler, entrambi del Dipartimento di Architettura di Wits.

Il progetto “Arte Povera and South African Art: In Conversation” sarà accompagnato da un libro/catalogo illustrato, edito da Silvana Editoriale,bilingue (italiano/inglese) e “doppio”, da sfogliare in due versi.

Il primo verso è dedicato alla mostra sull’Arte povera curata da Ilaria Bernardi e includerà un suo ampio saggio, approfondimenti sulle opere e sui 13 artisti e una cronologia delle più importanti mostre dell’Arte povera dal 1967 a oggi.

Il secondo verso sarà dedicato all’esposizione curata da Thembinkosi Goniwe e includerà un suo saggio, nonché approfondimenti sulle opere e sugli artisti sudafricani esposti.