Una nuova grande mostra approda a Firenze: stiamo parlando di “Anish Kapoor. Untrue Unreal”.

Palazzo Strozzi torna a sorprenderci con una esposizione che racconta di un artista contemporaneo chiave, Anish Kapoor appunto.

Inaugurata lo scorso 7 ottobre 2023, la mostra è a cura di Arturo Galansino, Direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi.

Anish Kapoor ci invita a mettere in discussione il confine tra plasticità e immaterialità.
Anish Kapoor ci invita a mettere in discussione il confine tra plasticità e immaterialità.

Anish Kapoor propone un originale dialogo con gli spazi di Palazzo Strozzi.

Il percorso pensato per questa nuova mostra a Firenze include anche una nuova opera immersiva per il cortile rinascimentale.

Nel suo complesso propone un percorso tra monumentali installazioni, ambienti intimi e forme conturbanti, creando un originale e coinvolgente dialogo tra l’arte di Anish Kapoor, l’architettura e il pubblico di Palazzo Strozzi.

È possibile fruire opere storiche e recenti.

Ognuna di esse offre l’opportunità di entrare in contatto diretto con l’arte di Kapoor nella sua versatilità, discordanza, entropia ed effimerità.

Così, Palazzo Strozzi diviene un luogo concavo e convesso, integro e frantumato allo stesso tempo in cui il visitatore è chiamato a mettere in discussione i propri sensi.

Svayambhu, 2007, cera, vernice a base di olio
Svayambhu, 2007, cera, vernice a base di olio

Anish Kapoor ha rivoluzionato l’idea di scultura nell’arte contemporanea.

Vediamo insieme qualche passaggio chiave della vita di questo celebre maestro.

Anish Kapoor nasce a Mumbai, in India, nel 1954.

Ha vissuto e lavorato a Londra a partire dalla metà degli anni Settanta studiando presso l’Hornsey College of Art e il Chelsea College of Art.

Attualmente vive e lavora tra Londra e Venezia.

Le sue opere sono esposte nelle più importanti collezioni permanenti e nei musei di tutto il mondo, dal Museum of Modern Art di New York alla Tate di Londra, alla Fondazione Prada di Milano, ai Musei Guggenheim di Venezia, Bilbao e Abu Dhabi.

Ha rappresentato la Gran Bretagna alla 44. Biennale di Venezia nel 1990, dove ha ricevuto il Premio Duemila.

Nel 1991 ha vinto il Premio Turner e in seguito ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali.

È noto anche per le sue opere architettoniche e grandi progetti pubblici realizzati per il mondo.

Ecco l'opera di Anish Kapoor "To Reflect an Intimate Part of the Red" del 1981
Ecco l’opera di Anish Kapoor “To Reflect an Intimate Part of the Red” del 1981

Dove l’irreale (unreal) e l’inverosimile (untrue) si mescolano.

Anish Kapoor è uno dei più influenti artisti del nostro tempo proprio per la sua capacità di trasformare o negare la comune percezione della realtà.

Ci invita a esplorare un mondo in cui i confini tra vero e falso si dissolvono, aprendo le porte alla dimensione dell’impossibile.

Le sue opere trascendono la loro materialità.

I materiali con cui l’artista lavora – come pigmento, pietra, acciaio, cera e silicone – vengono manipolati, scolpiti, levigati, saturati e trattati.

Da questi interventi emerge la caratteristica distintiva dell’autore: mettere in discussione il confine tra plasticità e immaterialità.

Nella slaa 4 troviamo "Non-Object Black" del 2015
Nella slaa 4 troviamo “Non-Object Black” del 2015

Ogni elemento formale dell’opera indaga territori propri della realtà.

Facciamo alcuni esempi.

Il colore in Kapoor non è semplicemente materia e tonalità, ma diventa un fenomeno immersivo, dotato di un proprio volume, spaziale e illusorio allo stesso tempo.

L’unione di spazi vuoti e pieni, superfici assorbenti e riflettenti, forme geometriche e biomorfe, rifugiano categorizzazioni.

Anish Kapoor si distingue per il suo linguaggio visivo unico – che unisce pittura, scultura e forme architettoniche.

Indaga lo spazio e il tempo, il dentro e il fuori, invitandoci a esplorare i limiti e le potenzialità del nostro rapporto con il mondo che ci circonda e a riflettere su dualismi come corpo e mente, natura e artificio.

Le sue opere suscitano stupore e inquietudine, mettendo in discussione ogni certezza e sollecitandoci ad abbracciare la complessità.

In un mondo in cui la realtà sembra sempre più sfuggente e manipolabile, Anish Kapoor ci sfida a cercare la verità oltre le apparenze, invitandoci a esplorare il territorio dell’inverosimile e dell’irreale, untrue e unreal.

Nella sesta sala troviamo A Blackish Fluid Excavation (2018), Tongue Memory, "Today You Will Be in Paradise", "Three Days of Mourning" (datate 2016) e "First Milk" (2015)
Nella sesta sala troviamo A Blackish Fluid Excavation (2018), Tongue Memory, “Today You Will Be in Paradise”, “Three Days of Mourning” (datate 2016) e “First Milk” (2015)

Anish Kapoor. Untrue Unreal è un viaggio attraverso la variegata pratica dell’artista.

L’opera posta al centro del cortile – specificatamente ideata per il cortile di Palazzo Strozzi – prende il titolo di Void Pavillion VII (Il padiglione del vuoto VII, 2023).

Al Piano Nobile si prosegue con l’iconica opera Svayambhu (2007), poi Endless Column (Colonna infinita, 1992) e To Reflect an Intimate Part of the Red (Per riflettere una parte intima del rosso, 1981).

Si continua con Non-Object Black (Non-oggetto nero, 2015), Gathering Clouds (Nuvole che si addensano, 2014) e Blackish Fluid Excavation (Scavo con fluido nerastro, 2018).

Poi abbiamo First Milk (Primo latte, 2015), Tongue Memory (Ricordo della lingua, 2016), Today You Will Be in Paradise (Oggi sarai in paradiso, 2016), Three Days of Mourning (Tre giorni di lutto, 2016).

Infine ci confrontiamo con opere come Vertigo (Vertigine, 2006), Mirror (Specchio, 2018) e Newborn (Neonato, 2019).

La conclusione del percorso espositivo al Piano Nobile è affidata all’opera Angel (Angelo, 1990), alla quale è stata dedicata una sala.

Immancabili sono le opere di Anish Kapoor con superfici specchianti
Immancabili sono le opere di Anish Kapoor con superfici specchianti

La mostra si chiuderà domenica 4 febbraio 2024.

Imperdibile.

Il percorso di “Anish Kapoor. Untrue Unreal” offre la possibilità di dialogare con un artista che continua a fare della propria opera un capo saldo dell’arte contemporanea.

L'opera "Angel" (1990) chiude l'ottava sala
L’opera “Angel” (1990) chiude l’ottava sala