Manca qualche giorno alla chiusura della mostra “Andreas Gursky. Visual Spaces of today”.

Siamo tornati alla Fondazione MAST di Bologna per un’altra grande mostra su uno dei fotografi contemporanei più celebri.

Il 2024 è iniziato e sono diverse le mostre che si avvicinano al termine sul nostro territorio.

Le stampe di Andreas Gursky sono tipicamente di grandi dimensioni
Le stampe di Andreas Gursky sono tipicamente di grandi dimensioni

La mostra “Andreas Gursky. Visual Spaces of Today” è curata da Urs Stahel.

Urs Stahel (1953, Zurigo) studia germanistica, storia e filosofia all’Università di Zurigo.

In seguito, affianca la cura di varie mostre all’attività di redattore per la rivista etnografica “Der Alltag” e il periodico d’arte “du”.
Fiore all’occhiello e pietra miliare della sua biografia professionale è il Museo della fotografia di Winterthur, che ha fondato insieme all’editore Walter Keller e al collezionista e mecenate George Reinhart.

Il Museo è uno dei luoghi più significativi per la fotografia a livello internazionale che Stahel ha diretto con successo per ben vent’anni.

Per quanto riguarda invece la mostra “Visual Spaces of Today”, Urs Stahel e Andreas Gursky hanno elaborato un progetto che esplora visivamente i valori e i significati della Fondazione MAST.

Ricordiamo che l’acronimo MAST sta per Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia.

Così, le fotografie Gursky scelte per la mostra a Bologna riflettono questi stessi universi tematici.

Le immagini spettacolari rivelano nuove modalità di rappresentare il lavoro, l’economia e la globalizzazione, offrono visioni reali di siti produttivi, centri di movimentazione delle merci, templi del consumo, nodi di trasporto, luoghi di produzione energetica e alimentare, sedi dell’industria finanziaria.

Al MAST è raccolta una serie di 40 opere celebri del fotografo tedesco
Al MAST è raccolta una serie di 40 opere celebri del fotografo tedesco

“Andreas Gursky. Visual Spaces of Today” comprende quaranta opere.

Riprendiamo le parole del curatore.

“L’esposizione abbraccia un arco di tempo che va dai primi lavori di fine anni Ottanta alle opere più recenti.

Copre grandi distanze tra Salerno (1990) e Hong Kong (2020) e combina la moderna industria del turismo (Rimini, 2003) con processi di produzione millenari (Salinas, 2021).

Le fotografie di Gursky offrono all’osservatore spazio e tempo per un’esperienza fisica, mentale ed emotiva, per vivere, afferrare, capire la realtà.

Le sue immagini di grande formato sono assurte al rango di vere e proprie icone contemporanee e hanno contribuito ad assegnare alla fotografia lo status di arte.

La finezza con cui Gursky seziona il presente e mette a fuoco i suoi soggetti, andando al fondo delle cose e allo stesso tempo mantenendo nitido il quadro generale, risulta evidente nelle sue inconfondibili composizioni visive.

Sfidando il nostro pensiero oltre che il nostro sguardo, le sue opere ci aiutano a inquadrare il paesaggio contemporaneo e a definire la nostra esperienza del mondo.”

La mostra di Andreas Gursky si apre con una foto di Salerno
La mostra di Andreas Gursky si apre con una foto di Salerno

Vediamo qualche esempio italiano esposto in mostra.

Proprio all’inizio del percorso troviamo l’opera “Salerno”, scattata nel 1990.
“La forza di questa fotografia, scattata da una posizione elevata sul porto della città italiana, risiede nell’equilibrio dei suoi elementi: con un solo sguardo è possibile catturare una grande quantità di informa-zioni.

In primo piano, le assi di legno per il carico delle navi e dei vari veicoli; nella parte centrale, i container e le barche; dietro, la città; all’orizzonte, il paesaggio montano che inizia a dissolversi in contorni sfumati.

Il punto di vista qui si allontana dal soggetto, la composizione diventa più uniforme, primo piano e sfondo convergono in un’unica entità.

L’artista parla di visione democratica: una prospettiva che permette a tutti gli elementi figurativi di avere la stessa importanza e che prescinde da qualsiasi gerarchia.”

Troviamo poi uno scatto di un espositore di “Prada” del 1996.

C’è uno studio quasi architettonico sull’esposizione di un sterile negozio di lusso.

Sono anni in cui Andreas Gursky utilizza un nuovo software per allungare artificialmente l’immagine chimica e per generare digitalmente la stampa in formato cartellone pubblicitario.

Con un nuovo sguardo Frankensteiniano, Gursky traduce in opera fotografica il lavoro dell’architetto italiano Roberto Baciocchi, colui che ha ripensato gli store del marchio rendendoli iconici e così come li conosciamo oggi.

Infine, c’è una veduta aerea della nostra “Rimini” del 2003.

Anche in questo caso si evidenziamo colori, geometrie e serialità dei soggetti.

Emergono le linee di passerelle e file di ombrelloni tipici della riviera romagnola.

Le immagini sono vere e proprie icone contemporanee
Le immagini sono vere e proprie icone contemporanee

L’opera “Reno II” è forse una delle foto più significative di Andreas Gursky.

Lavorare sul Reno significa lavorare su di un fiume tedesco di grande importanza, carico di innumerevoli valenze simboliche.

“Nel corso della storia è stato un elemento culturale di rilievo, presente nell’arte, nella musica, nelle tradizioni locali, perno dello sviluppo economico e della vita quotidiana di numerose comunità.
Anche Gursky si confronta con il fiume negli anni Novanta, dando vita a una riflessione sull’esistenza umana e sul nostro rapporto con la natura.
L’opera “Rhein II” del 1990 è caratterizzata da un’estrema economia di elementi compositivi e formali: la superficie dell’immagine è divisa in bande orizzontali che corrispondono al cielo, al terreno erboso, al fiume e alla pista da jogging che lo costeggia.

L’artista ha eliminato digitalmente dagli scatti originari alcuni dettagli (edifici industriali, passanti) al fine di creare “la veduta del Reno più contemporanea possibile”.

Il MAST di Bologna ha compiuto nel 2023 ha spento le sue prime 10 candeline
Il MAST di Bologna ha compiuto nel 2023 ha spento le sue prime 10 candeline

La mostra chiude domenica 7 gennaio 2024.